lunedì 31 dicembre 2018

Scarti da TM #41

VV.AA. - WeMe10ans (2014): Compilation di pura acid-house che ho acquisito solo ed esclusivamente per la presenza di un inedito di Leyland Kirby, dato che sono del tutto ignorante in materia. Devo ammettere che si tratta veramente di una buona antologia, però, con delle punte che sfiorano l'Aphex Twin d'annata, ovviamente altalenante ma in sostanza un 3/4 d'ora piacevole. 6,5/10

Richard Chartier ‎- Removed (2017): Collaboratore di Basinski ma soprattutto prolifico ambientalista da circa 20 anni, con questo acclamato il californiano esplora il confine fra musica, drone e silenzio. Richiede moltissima attenzione perchè perdere il filo è un attimo, ed io l'ho smarrito una certa. 6/10

Tom Recchion - Sweetly doing nothing (2006): Da questo punto in poi il magico Tommy ha ripiegato la sua fantastica musica su un elettroacustica ombrosa, seriosa e quasi priva dell'ironia palpabile che ha colorato la sua parabola gloriosa. Resta un buonissimo prodotto ma senza quei colpi di genio a cui ci aveva abituato, lascia un amaretto in bocca. 6,5/10

Kevin Coyne - In Living Black And White (1976): Live celebrativo del primo KC, a due facce: metà solo voce e piano elettrico, molto cabarettistico, e metà full band con uno scatenato Andy Summers, in procinto di formare i Police. Un blues-rock sostanziale e sanguigno, con ottima tenuta istrionica, ma privo di quella profondità che ha contraddistinto i suoi primi dischi. 6,5/10

Carl Stone ‎- Four Pieces (1989): Il minimalismo polifonico di Stone, con delle punte d'eccellenza nei loops vocali e dei nadir nelle orchestrazioni più intricate, danneggiate da quel maledetto suono plasticato dei suoni a pochi bit. Costava molto di più usare degli strumenti veri per quelle partiture avanguardistiche? 6/10

Franti - Il giardino delle 15 pietre (1986): Propaggine avanzata di un art-Rio-post-punk, declinato in diverse (troppe) salse: reggae, punk, cabaret, ed altro. La voce femminile così declamata alla lunga tedia, finendo per far passare a volte in secondo piano le musiche, intriganti. 6/10

Air Conditioning - The Ocean (2007): L'ultimo, improvviso lavoro degli AC in formato cassetta a 100 esemplari. Terminava così la breve corsa del più grande act harsh-yankee-noise, con una concentrazione qualità/quantità colossale. Meno rifinito, con poche sorprese e molto trapano, rispetto ai 3 dischi maggiori, ma sempre una terapia d'urto che non lascia indifferente. 6,5/10

My Cat Is An Alien - Leave Me In The Black No-Thing (2006): Due pezzi per un ora per gli Opalio Bros in uno dei loro più pubblicizzati, che mi lasciano un filo perplesso. Rumorismo psichedelico un po' gratuito, molto flusso di coscienza affastellato ed accatastato. Sonorità harsh ma ben confezionate. 6,5/10

venerdì 30 novembre 2018

Scarti da TM #40

Colleen - A Flame My Love, A Frequency (2017): Elettro-cantautrice francese in attività da parecchi anni, ora su Thrill Jockey. Un mix di hypna-kraut intimista fascinoso ed ovattato. Il disco trova il suo bandolo solo verso la fine, quando si mette a cantare vellutatamente in un paio di ottimi pezzi. Prima però tanti, tanti sbadigli con gli strumentali, erranti senza punto. 6/10

Sweet Okay Supersister - Spiral Staircase Sass (1974): Inizia benissimo, questo disco di olandesi pazzoidi, con un raffinato zappismo di derivazione Hot Rats, ma poi scade clamorosamente in un cabaret-vaudeville appiccicoso e ruffiano. Prima parte molto buona, seconda quasi inqualificabile. La media fa 5,5/10

T. Rex - Electric Warrior (1971): Per me questo insopportabile e ruffianissimo glam-rock può anche essere l'equivalente inglese di Gianni Morandi. 4/10

Luluc - Sculptor (2018): Coppia mista australiana salita alla ribalta più che altro per la stima di colleghi famosi, forse. Si tratta di un cantautorato molto intimista, che non si illude certo di replicare le gesta di Low e/o Beach House, ma gira su modelli molto più classici, alla Simon & Garfunkel. Che non è proprio un bel complimento, a mio parere. Resta non disprezzabile, comunque, al netto di qualche svenevolezza davvero diabetica. 6/10

Ida - I Know About You (1996): Finito su un 20 Essentials di BU forse più per riempitivo che per reale merito. Un buon suono, canzoni piuttosto zuccherine ed impasti vocali misti quasi alla Low ma alquanto privi di altrettanta profondità. Stiracchiato 6/10

Dear Hunter - Act V - Hymns With The Devil In Confessional (2016): Pop-prog lussureggiante e forbito, con arrangiamenti curati ma mai pomposi o noiosamente ridondanti. Qualche traccia più elaborata è veramente ottima, ma in maggioranza è ruffianeria, piacioneria, zuccherosità ai limiti del radiofonico. 6/10

mercoledì 31 ottobre 2018

Scarti da TM#39

Seirom - I Was So Sad (2016): MDJ si è fatto un po' prendere la mano e, citando il titolo del suo splendido terzo disco, la luce ha inghiottito tutto: il 4° Seirom è di fatto il suo album new-age; statico oltre misura, inondato di tastieroni hauntologici, quasi dolciastro, svanito, poco sviluppato come tematiche. Cocente delusione, e si poteva quasi prevedere, in progressione. 5/10

Snatch - Shopping For Clothes 12'' (1980): Difficile giudicare un EP, soprattutto se nella List. Tre pezzi da parte di un duo femminile art-elettro-punk stanziato a Londra a fine '70, con tutte le contraddizioni della situazione. Un inqualificabile pseudo-jazz, un elettro-funk schizoide, un delirante stomp-wave. La media fa 6,5/10.

Quix O Tic - Mortal Mirror (2002): Originalissimo trio di Washington, di area indie (su Kill Rock Stars). Una specie di soul-pop virato dark con cantato femminile vibrato, suonato scarnissimo, per larghi tratti soltanto basso e batteria. La sorpresa finisce presto e subentra la noia, con la mazzata finale di un'inspiegabile Lord Of This World che ammazza letteralmente. Pitchfork gli ha dato 3.6, io sono più magnanimo. 5/10

Lorde ‎- Pure Heroine (2013): Dischi di puro diabete come questo mi fanno tornare a sentire i miei 20 anni: fanculo il mainstream, fanculo i ritmi hip-hop, fanculo i coretti r&b, fanculo tutti.  E mi fanno tornare ad avere voglia delle chitarre. Magari con una produzione più suonata non sarebbe stato neanche malaccio, ma anche le canzoni non sono granchè. 4,5/10

Galaxie 500 - Today (1988): Termino qui il mio rapporto con la discografia dei G500, composta di un grande disco (On Fire), uno mediocre (questo) ed uno scarso (l'ultimo). Pochi gruppi nella storia sono stati così integralisti; canzoni praticamente tutte uguali, seppur diverse nei risultati sostanziali, un paio soltanto indimenticabili e per il resto tanti sbadigli.  6/10

Polyrock - Changing hearts (1981): Inferiore al debutto di un anno prima, seppur gradevolmente art-wave, perchè meno arty e scevro di quelle trovatine che lo rendevano speciale. Più legato alla new-wave secca e ritmata, più Devo, in sostanza meno geniale. Sancì lo split. 6,5/10

Olivia Tremor Control ‎- Music From The Unrealized Film Script ''Dusk At Cubist Castle'' (1996): Odio i Beatles, e la scheda di PS per me è Pura Bibbia giustizialista. Per cui non digerisco neanche dischi come questi, che vengono santinati più o meno da tutta la critica. 5/10

Bowery Electric ‎- Beat (1996): Sonorità fascinosamente electro-shoegaze per una band che rinnegava le chitarrosità del debutto di appena un anno prima, che comprai dal Pig. Ma la noia domina in lungo ed in largo, lasciando che la cura del suono prevalga su un songwriting che in realtà non esiste. Due-tre spanne sotto i Seelfeel. 6/10

Ogive - Folds (2017): Ambient organica brulicante più che dronica, per 5 lunghi FLAC che fanno della ricerca e del puntiglio del suono la loro mission, a mia ipotesi. L'encefalogramma però fa ben pochi sbalzi, relegandola a merissimo sottofondo per qualsiasi cosa; non influenza per niente ciò che si fa durante. 6/10

Electric Wizard - Come my fanatics (1997): Ecco la differenza fra fuoriclasse (Sleep) e brave formazioni di buona classifica come gli EW: un disco che inizia alla grande, con suono sulfureo e supercartavetroso, da manuale doom-metal, e poi cala drasticamente dalla metà in poi, fino a diventare prevedibile nonostante l'indubbia maestria malefica. 6,5/10

Tom Waits - Rain Dogs (1985): Tanta, tantissima stima, ma non è proprio il mio genere. Lo preferivo nei '70. 6,5/10

Jandek - White Box Requiem (1996): Mi sembrava strano. Avevo ascoltato solo Blue Corpse e lo avevo  trovato bellissimo. Forse Jandek ha dato il meglio di sè sul filone chitarra acustica/voce negli '80; la sventura sonora ha un suo fascino perverso, ma questo è davvero troppo, troppo semplicistico per colpire. 6/10

Message To Bears - Carved From Tides (2016): Purtroppo il buon Jerome alterna dischi riuscitissimi (Maps) a pallide reiterazioni del suo estatico glitch-folk (Folding Leaves, questo). Credo sia giunto il momento di dare una sterzata, perchè ormai il filone ha esaurito la sua vena e ripetersi oltremodo non giova al suo status artistico. 6/10

Jandek - Glasgow Monday (2006): Sembra che parlare male di Jandek sia illegale, ma per me questo live per sussurro senile, piano demente, soffi di basso e sfrigolii di piatti è indifendibile: va bene la naiveteè, va bene il personaggio che si svela e tutte le sue storie accessorie, ma questo è veramente troppo. Almeno con la chitarra c'è maggior spettro sonoro e dinamismi. 4/10

Rake - Intelligence agent (aka g-man) (1996): Parecchio inferiore al precedente dell'anno prima, il doppione super-folle che ce li ha consegnati come degni eredi di taluni giganti del passato. Una formula così instabile e precaria necessitava di maggior lucidità (sembra un ossimoro, ma è così) e qui i Rake l'avevano smarrita. Oppure si prendevano troppo sul serio. 6,5/10

Radar Bros. - Radar Bros (1996): Un Top 20 dello Slow-Core secondo BU. Un'onesto e semplice lavoro di folk-rock pigro, svogliato e sottilmente elettrico secondo me. Emerge qualche buona composizione, ma quando decidi di mantenere un battito così uniforme come ritmiche ed emotività, sono ben altri i livelli che ti devono differenziare dal mucchio. 6,5/10

domenica 30 settembre 2018

Scarti Da TM #38

Magical Power Mako ‎- Super Record (1975): Secondo album di Makoto Kurita dopo quel Magical Power che ne aveva rivelato il talento folle. Delusione, perchè qui lo psycho-ninja ripiega del tutto su un acid-folk svanito ed incantato senza remore. nascondendo quell'eclettismo che aveva brillantemente dimostrato prima. 5/10

Trevor Wishart ‎- Red Bird - A Political Prisoner's Dream (1978): Ho avuto momenti in cui ero molto più dentro la sperimentazione brada elettro-acustica degli anni '70. Adesso non è uno di questi, e a farne le spese è questo lavorone di meccanica, voci e volatili che forse ha solo la colpa di essere un pochettino lungo. 6,5/10

Ya Ho Wa 13 - Ya Ho Wa 13 (1974): Blues-country-rock amatoriale e dozzinale per una band formatasi in una comune di vegetariani californiani capitanati da una specie di santone che fu il primo ad aprire un ristorante del genere e si vantava di avere una dozzina di mogli, oltre che di cantare con una prosopopea insopportabile. Quasi inascoltabile. 4/10

Wire - Nocturnal Koreans (2016): Il (ormai) solito disco dell'età pensionabile dei nuovi Wire, perfetto, levigato, melodico, prodotto superbamente, con il tiro di fabbrica e l'inerzia di due marpioni come Newman e Lewis che col pilota automatico inserito vanno avanti senza fare una piega. Ma alla fine è solo acqua fresca. 6/10

VV.AA. - Untitled 10 (The Black Album) (2010): Compilation a base di ambient, glitch ed affini, che soffre di una certa discontinuità e monotonia (che sembra un paradosso ma è così), ed a cui perfino il mio idolo Leyland Kirby fornisce un inedito scialbo e prevedibile, il che significa lo scarto di uno scarto degli scarti. 5,5/10

Throbbing Gristle ‎- Part Two - The Endless Not (2007): Il ritorno dei TG, per una fusione interessante di cantautorato deviato, elettronica lussuriosa, industrial-jazz, un po' innocuo a paragone con le prove originarie ma con suoni davvero invidiabili. Certo se l'avessero fatto dei giovanotti sarebbe stato un esordio molto positivo. 6,5/10

Aidan Moffat & RM Hubbert ‎- Here Lies The Body (2018): Il buon vecchio con un chitarrista coevo e conterraneo, per un disco prettamente acustico che cerca (invano) di resuscitare arie del passato. Qualche brividino non è sufficiente per far rinascere quei brividoni. 5,5/10

venerdì 31 agosto 2018

Scarti Da TM #37

Thank You - Golden Worry (2011): Il giochino oneidiano di Terrible Two fa molto meno effetto e mostra un po' la corda. Un art-core tutto spigoli, motoriks al fulmicotone e vertigini, con dei momenti molto buoni ma che alla fine non è memorabile come in precedenza. 6,5/10

Amedeo Tommasi - Synthesiser (1973): Autentico campionario (e chissà perchè poi quella s al posto della z, mah...) di suoni sintetici per documentari sull'industria, con chiosa finale di Geyser artificiale. Non so, forse sono all'esaurimento dell'entusiasmo sulla library, oppure questo è davvero troppo un catalogo duro e puro. 6,5/10

Porcupine Tree - The sky moves sideways (1997): Il disco della maturità per Wilson, di un ambizione smisurata e di una cura a dir poco maniacale nei suoni, che però diventano un'arma a doppio taglio: troppo patinati, a tratti persino più invecchiati di quelli di 25 anni prima. E poi l'eccessiva lunghezza, che svilisce i pur svariati, ottimi spunti. 6,5/10

Unmade Bed ‎- Loom (2009): Piacevole psycho-pop sulla scia dei nostrani Jennifer Gentle, la cosa più banale che si possa dire. Gradevole anticamera di quel mezzo capolavoro di ambient-rock che seguirà 3 anni dopo, e purtroppo non (ancora) replicato, per una band fiorentina penalizzata forse dalla scarsa visibilità. 6,5/10

martedì 31 luglio 2018

Scarti Da TM #36

Juri Camisasca ‎- 2018 Evoluzione Interiore (1978): Reperto d'archivio per un JC live voce ed harmonium, all'insegna del minimalismo puro ed al misticismo immobilizzato. Un po' dura arrivare in fondo a questi 80 minuti, anzi devo dire che non ce l'ho fatta. Seppur gradevole, è uno di quei mattoni che può esaltare soltanto Gino Dal Soler. 5,5/10

Piero Piccioni - Le Mani Sulla Citta' (1963) ⁄ Salvatore Giuliano (1962) ⁄ Il Caso Mattei (1972): Vecchiume avanzato per la prima soundtrack, che salvo il tema principale è un'insopportabile lounge-jazz da crociera. Sinfonia ariosa e seriosa la seconda, audace esperimento quasi noise la terza. La media globale fa 6/10.

God Is My Co-Pilot ‎- Puss O2 (1995): Art-queer-core volontariamente spastico, con momenti beefheartiani interessanti perchè con voce femminile. 6,5/10

Thrice Mice ‎- Thrice Mice! (1971): Jazz-prog-rock stentoreo per una meteora della serie B tedesca; parecchio inferiori ai Lily, per dirne una veloce con un possibile confronto. Musica invecchiata parecchio male, nonostante si porti dietro quel Dna anglo-tempestoso che le fa raggiungere comunque 6/10

Woorden - Woorden (1968): Nella classifica dei più indigesti della NWWList, questo sta sicuro sul podio. Insopportabile recita di poesie in olandese con uno sparuto sottofondo di batteria ed armonica. Sarà anche incredibly strange muzak, ma quand'è troppo è troppo. 4,5/10

VV.AA. - LB⁄ R La Bellezza Riunita (2018): Un tributo a Battisti/Panella non può passare inosservato, specialmente se c'è qualche nome noto. Ma è una mezza delusione; indugiare su una techno-trance sciapa per la maggior parte dei titoli significa perdere ogni oncia di personalità. Brilla su tutto Le cose che pensano della Bastrenghi, una vera gemma con inserti autoctoni, e la ripresa strumentale di Gabbianone. Spartiti, Fiumani, Pankow e Larsen fanno un compitino. 6/10

June Of '44 - Four great points (1998): Sembra incredibile, ma dopo 20 anni quello che veniva sbandierato come il capolavoro dei JO44 non mi piace più. Sudditanza psicologica? Influsso del live a cui assistei quello stesso anno? Mancava l'attenzione per la composizione. Ci si focalizzava sui suoni, sulla tecnica e sulle jams, sacrificando l'aspetto emotivo che aveva reso grandi i primi due albums. 6,5/10

sabato 30 giugno 2018

Scarti Da TM #35

Vic Chesnutt ‎- Drunk (1993): Drastica caduta di tono rispetto all'anno prima ed il fantastico West Of Rome. Mesto e monotono folk-writing con arrangiamenti ingessati e scontati. Certo l'autore aveva la sua cifra, ma si vede che a livello produttivo la mancanza di Stipe si faceva sentire, e non poco. Troppo alcool. 6/10

Caretaker - Take Care, It's A Desert Out There (2017): 50 minuti di dark ambient galattica, per un'installazione artistica a Londra nel Dicembre scorso (non ho capito se eseguita dal vivo o meno, ma non ha importanza). Il mio paladino sa (sapeva?) fare molto meglio, anche in questo filone oscuro. 6/10

V⁄Vm - V⁄Vm Valentine EP (2001): Questo è quanto faceva LK da giovane; poco più che amatoriali, dissacranti trattamenti di canzoni famosissime, a base di tonnellate di chorus, con art-work ancor più amatoriali, quasi esilaranti. Diciamo che è stata una palestra importante per prendere confidenza coi macchinari giusti. 5/10

V⁄Vm - The Green Door (2000): Vedi sopra: in quegli anni il ricciolone sfogava tutte le sue velleità distruttive in questi manualetti dell'assurdo, un po' troppo lunghi per essere digeriti, seppur a tratti interessanti. 5/10

V⁄Vm - Sick Love (2000): Vedi sopra e nient'altro. 5/10

V⁄Vm - Dimitri Shostakovich ''The Missing Symphony'' (2003): Le 15 sinfonie del russo collagizzate e stratificate in un tempo fisso per 4 movimenti. Ne esce un maelstrom sinfonico che in fondo non ha un gran significato. O se ce l'aveva, non l'ho capito. 5/10

Caretaker - Delving Into My Past For FACT (2009): Un podcast a quanto pare antologico di quanto aveva realizzato JK come Custode fino ad allora, per un magazine online. Difficile smentire la natura riepilogativa; in gran parte il filone è quello dark-ambient dei dischi più lunghi, la grana invece è ben riconoscibile. 7/10

Yo La Tengo - May I Sing With Me (1992): Non sono mai impazzito per gli YLT, a parte forse Electropura che ritengo un ottimo disco, ma per il resto mi sono sempre sembrati degli onesti mestieranti indie-rock, di sicuro di buon livello ma prescindibili. Se questo è il loro capolavoro, la mia opinione peggiora di sicuro. 6/10

Ozric Tentacles - Erpland (1990): Dev'essere una questione di tempi: una volta gli OT mi piacevano di più. Chiaro che per il 1990 erano un'anomalia ed in fondo lo sono sempre stati, ma un senso di anestetico mi coglie alla fine di questa loro pietra. Space-technic-instru-rock di gran classe, ma alla lunga annoia un po'. 6,5/10

Walter Franco - Ou não (1973): Curioso cantautore brasileiro capitato chissà come fra le mani di Stapleton. La freakitudine del personaggio è fuori discussione, le sonorità prettamente acustiche e neanche tanto aderenti alla tradizione nazionale. Un'inclusione simpatica della List e niente di più. 6/10

Kluster - Klopfzeichen (1971): Asperità industriali a go-go per il debutto di Rodelius & Co., ben acerbi rispetto alla seconda fase con la C, molto più avveniristica e memorabile. Un disco piuttosto pesante da digerire, nonostante qualche buon momento nel secondo lato. Più che altro è sembrato fatto a casaccio. 6/10

Flavio Giurato - Le Promesse Del Mondo (2017): Nonostante qualche aggiunta strumentale sull'impianto, il Giurato attuale resta focalizzatissimo sulle liriche, che però non sono interessanti come in Maiorana. Per cui si tratta di un turn-over giudiziale: leggermente meglio le musiche, leggermente meno le parole. La media fa 6,5/10

2 Foot Flame - 2 Foot Flame (1995): Primo di due del trio Jefferies-Morley-Smith, un esperimento non troppo riuscito: eruzioni chitarristiche del secondo su declamazioni stentoree della terza, col primo defilato in qualche sfuriata di batteria e qualche svolazzo di piano dei suoi. Mancava un filo coesivo, in fondo. 6/10

Godspeed You Black Emperor! - Luciferian Towers (2017): Mezza delusione per i Godspeed al loro ultimo; un disco concentrato solo sui suoni, come da stile, ma clamorosamente privo di dinamiche, involuto su sviluppi circolari e privo di quelle impennate che li hanno resi grandi. Una mezza dormita. 6/10

Webcore - Webcore webcore (1988): Uno strano miscuglio spacciato per un Top 20 della psichedelia britannica di fine '80, che secondo me di connotati ne ha poco o niente. Una specie di elettro-wave di strada, con insistenti percussioni troppo '80 per poter accattivare, troppe declamazioni, e un fondo musicale un po' esile. Originale sicuro, ma scarso. 5,5/10

Violent Femmes - Violent Femmes (1982): Il ricordo del video iper-realista di Gone Daddy Gone visto su Indies fa scendere una lacrimuccia: il folk-core dei Violent Femmes non era davvero la mia tazza, ma riconosco loro un originalità ed uno stile. 6,5/10

High On Fire - Blessed black wings (2005): Non tollero Pike nelle sue vesti di Lemmy stoner-metal, cioè; lo tollererei se fosse uno sconosciuto, anche se ai limiti della freddezza, ma sapendo chi è, resto deluso. 5,5/10