lunedì 31 gennaio 2022

Scarti da TM #70


Soap&Skin - From Gas To Solid ⁄ You Are My Friend (2018): Cantautrice austriaca al terzo album, non conosco i precedenti. Eterogenea ed eclettica, spazia fra austere ballad piano/voce, le più interessanti, a synth-pop vaporosi ed impennate barocche reminescenti Zola Jesus. Cantante molto capace, dall'alto potenziale commerciale, ma che un po' si perde nei cunicoli di una creatività non troppo focalizzata. 6,5/10

Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza ‎- Improvisationen (1968): Facile spellarsi per The Feed-back, Eroina o Niente. Difficile spendersi in parole per i lavori più radicali del GINC, come si può evincere in rete; nessuno si è mai sbilanciato, perchè erano lavori talmente astrusi e volatili che è impossibile darne un giudizio. 6,5/10

Gallon Drunk ‎- You, The Night ... And The Music (1992): Questa volta il tempo non fa il miracolo: pur riconoscendo ai GD una cifra artistica importante (grossomodo fra Nick Cave ed i Gun Club), non riesco a farmeli piacere, esattamente come successe all'epoca, nonostante il buon sostegno della critica e del mio amico Pig. Pazienza. 6,5/10

Heliogabale - To Pee EP (1996): Un 5 tracce ben piazzato nel periodo dorato del quartetto francese, cioè fra i due migliori album. Noise-art-rock con qualche divagazione pseudo-jazz, poco da dire sul grande chitarrista Thipaine. Paradossalmente funziona meno dei dischi perchè la loro concettualità grandguignolesca ha bisogno di più profondità e tempo per emergere. Dettaglio risibile. 7/10

Primitive Man - Caustic (2017): Traumatico sludge-doom-metal, kilometrico e sanguinolento, di buona media ma penalizzato oltre misura da un growling davvero eccessivo. 6/10

Island - 2005 Pyrrho (1975-76): Doppio archeologico dei progsters svizzeri alquanto fulminanti col loro unico del '77. Un disco dal vivo, l'altro casalingo. Per quanto talento potessero esprimere in ogni sede, impossibile prescindere dalla qualità audio di cui necessitavano. Qua siamo a livelli quasi infami. 6/10

Ilitch ‎- 10 Suicides (1980): Collettivo francese già incluso nella NWW List, qui con un disco stranissimo, un po' crudo ed un po' surreale, fra cantautorato esangue, rumorismo, elettronica, cabaret, etc. I momenti validi arrivano quando meno te l'aspetti, ma quanta attesa....6/10

Iggy & The Stooges - Raw Power (1973): Niente, non riesco a rivalutare questo disco neanche 20 anni dopo l'ultima volta in cui l'avevo schifato. Pensare anche solo di striscio allo spreco immane di vedere Ron Asheton al basso, pensare all'infame produzione, pensare alla mediocrità di Williamsons, fa tristezza. Persino Iggy Pop ne era un po' imbarazzato, raccontando quel periodo nel documentario sugli Stooges di qualche anno fa (quello sì che è da vedere). 5,5/10

Charlatans - Some Friendly (1990): Avevo un vago ricordo soprattutto di una canzone che all'epoca davano alla radio, Flower, che mi piaceva. Ma non avevo mai provato ad ascoltare quello che poi ho visto essere una pietra miliare in Ondarock. L'imbarazzo è palpabile e tangibile, oppure io non capisco niente di brit-pop. Massimo diabete. 5,5/10

Catherine Wheel - Ferment (1992): Sono molto più legato a Chrome, il successore, anche se questo resta un bel pilastro di indie-shoegaze-core con ottime melodie ma, grosso limite, produzione appiattente. Forse è anche una questione di invecchiamento (sia mio che del suono). Questo limite castra parzialmente il risultato globale, ma restavano dei colossi del genere. 7/10

Crass ‎- Christ - The Bootleg (Live 1984): Rappresentazione plastica del tour d'addio dei Crass, con esibizioni proverbialmente al napalm, con il vetriolo fra le mani e nelle gole. Purtroppo, come qualità è persino peggio di un bootleg. E ci perde. 6,5/10

Oneohtrix Point Never - Garden Of Delete (2015): Musica per algoritmi emotivi, frullatore impazzito di vaporizzazioni, distintegrazione di micro-temi in sequenze inafferrabili. Ad ogni disco che ascolto di Lopatin mi sento sempre più vecchio e non aggiornato sulle tendenze, visto anche l'hype che lo circonda. Ma de gustibus non muore mai... 6/10

Jade Warrior ‎- Kites (1976): Persino un act raffinato ed originale come il JW non poteva opporre resistenza a quel Rubicone che fu il 1976, spartiacque per tutto il Prog ed un mondo intero. Il declino fu proporzionale agli outfit precedenti, di ottimo livello, ma un certo manierismo ed una certosinità un po' eccessiva (e vanesia) fece capolino. 6,5/10

Neptune - Green/White/Red Cassette (2005/06): Trittico di tapes colorati, episodio laterale nella discografia degli artigian-noisers bostoniani. Pur essendo registrati molto bene, sembrano più dei demos, una miniera di spunti dediti ai lati più ritmici e meccanici del loro suono, che però restano involuti ed abbozzati. Molto meglio i dischi ufficiali. Rispettivamente 6,5, 5,5 e 6/10.

venerdì 31 dicembre 2021

Scarti da TM #69


Asunta - Landscapes (1996): Stimo ed apprezzo molto Opium Hum, ma a volte ho l'impressione che per lui contino di più degli aspetti che vanno oltre lo stretto musicale. Qui siamo di fronte ad un chilometrico sbadiglio per drone monotonale di harmonium e meste svisature di clarinetto, una palla colossale che è davvero impossibile ascoltare per intero. Blah. 4,5/10

Balaton ‎- Fény Közepe A Sötétség Kapujában (1996): Il gruppo del mitico Mihaly Vig, il compositore storico di Bela Tarr. Poco o nulla a che vedere con le magistrali partiture delle pellicole: un jingle-jangle-pop piuttosto compassato e decadente, con qualche piccola fiammata nel finale, penalizzato dal canto di Vig stesso, quasi impresentabile nella sua limitata monotonia (e straniante per la cadenza delle liriche in ungherese, familiare solo a chi ha visto più film di Tarr). 5,5/10

Brainiac - Electro-Shock  For President (1997): L'involontaria ultima uscita dei Brainiac, di poco precedente alla tragica morte di Tim Taylor e soprattutto alla vigilia della prova del 9 su major.- Questo mini fu una sorta di transizione, con pesante dose di elettronica e scarso impiego della strumentazione classica. O fu un test o il segnale che ormai TT era il capo della banda. In ogni caso, un po' troppo ermetico e troppo scuro se rapportato ai precedenti. 6,5/10

Vanishing Twin ‎- The Age Of Immunology (2019): Disco molto battuto nelle polls di fine anno. Per me è una piccola evoluzione degli ultimi Stereolab con qualche spunto tensio-attivo mutuato dai Can, qualche divagazione lounge e un'attitudine pop molto diffusa, con qualche buon pezzo e pi di uno sbadiglio. 6/10

VV.AA. - Flipper Psychout (2010): Antologia 1965/1972 della library italiana più piaciona che ci fosse, per un jazz-funk-rock-soul ruffiano tipico dell'epoca a firma di autori di seconda fascia (alcuni mai sentiti prima). Non mancano comparsate di nomi illustrissimi (Alessandroni, Tommasi, De Filippi), la qualità media non va oltre il 6,5/10

VV.AA. - NME Awards 2009 - Pictures Of You - A Tribute To Godlike Geniuses The Cure: L'ennesimo tributo ai Cure, questa volta patrocinato dal NME e perfino con la benedizione di Ciccio Smith, che introduce il disco con un pistolotto filosofico di 3/4' sulle cover. Ennesimo fallimento, purtroppo, nonostante il coinvolgimento di nomi anche piuttosto illustri; chi fotocopia fa brutta figura, chi stravolge perde il senno. Alla fine i migliori sono i Dinosaur Jr., ma con la loro Just Like Heaven paradossalmente datata 1989...... 5/10

Uochi Toki - Cuore Amore Errore Disintegrazione (2010): Croce sopra ed è un peccato. Idioti mi piacque alquanto, ma dopo averne sprezzati altri 3 penso di poter chiudere la mia esperienza con gli UT. Troppo, troppo lo sproloquio nerd-intellettuale, troppa poca la base musicale. Dovrei ascoltarlo come podcast discorsivo/letterario, preso con le molle, e sono sicuro che apprezzerei. Ma ora come ora voglio impiegare il mio tempo solo per la musica. 5,5/10

Blue Sun - '73 (1973): Dalla Danimarca con professionalità e passione, un gruppo dedito ad un soft-jazz-rock sempre sul limite dello stucchevole e ad oggi, vecchio come l'uomo di Neanderthal. Sax melenso ed organo in primissima linea. A dirla tutta qualche buona melodia c'è, ma come ha esemplificato Vlad, si trattava di qualcosa di sostanzialmente innocuo. 5/10

Reform Art Unit - Darjeeling (1970): Autorevole collettivo free-jazz austriaco, in questa sede ospitante un sitarista indiano di grido. Free-raga-jazz? Fermo restando che il suddetto spesso suona spaesato e senza tanta convinzione, la base è di quelle furiose, con dei fiati notevoli. Ma per la sua natura, resta auto-ostracistico oltre ogni misura. 6/10

Ragnar Grippe - Electronic Compositions (1977): Cellista svedese fulminato sulla via dell'elettronica vintage. Di lui in rete pochissime tracce: genio incompreso o ciofeca? La verità sta più o meno nel mezzo. Spirali minimaliste, voci manipolate, concretismi, per un set molto sfocato nonostante qualche passaggio rilevante. 6/10

Embryo - Father Son And Holy Ghosts (1972): Il più grande limite degli Embryo sintetizzato in uno dei loro primi dischi: una miscela inebriante di etno-jazz-rock strumentale dalla spinta ritmica irresistibile, legata al formato jam, con dei suoni fantastici, ma tirato un po' troppo per le lunghe. L'ultima traccia, un live di 20 minuti, acuisce la controversia fino al parossismo. 6,5/10

Talibam! - Boogie in the Breeze Blocks (2009): Sopraffatti da un inarrestabile voglia di strafare, qui Mottel & Shea hanno finito per esagerare. Altrove, come nel primo o nel terzo album, una maggiore focalizzazione ha permesso alla loro vena pazzoide di emergere e di esaltarsi. Qui c'è troppa dispersione, ma ciò non toglie che il divertimento sia assicurato. 6,5/10

martedì 30 novembre 2021

Scarti da TM #68


Smudge - You Me Carpark... Now (1996): Il power-pop-trio australiano alla chiamata della conferma dell'effervescente Manilow, debutto di un paio d'anni prima. Difficile conservare quei livelli di esuberanza e brillantezza melodica, anche se qualche voglia di deviare si enumerava e la buona volontà c'era sempre. 6,5/10

Stormy Six ‎- Un Biglietto Del Tram (1975): Il disco folk-rock-barricadero degli Stormy Six, ribollente di inni proletari, di canti di protesta, di slogan partigiani e così via. Per quanto ben suonato e nobilitato dalla forma delle liriche, non può che suonare implacabilmente datato, a maggior ragione se lo si affianca al successivo L'Apprendista, tutta un'altra storia.  6/10

Flavio Giurato ‎- Il Manuale Del Cantautore (2007): Il ritorno dopo oltre 20 anni di silenzio vide un Giurato in ottima forma lirica, da sempre il suo punto forte, ed una produzione quasi lussuosa, direi mainstream, per certi versi affine al moderno De Gregori. Pregi e difetti i soliti; qualche cantilena tirata un po' per le lunghe, qualche momento molto alto. La media fa 6,5/10

Ruben Garcia ‎- Room Full Of Easels (1996): Vale più o meno la stessa cosa già detta in precedenza. Direi croce sopra. 6/10

Police - Ghost In The Machine (1981): Persa la grinta iniziale, l'entusiasmo, raggiunto l'apice possibile con Zenyatta Mondatta l'anno precedente, ai Police non restò che l'autoindulgenza, il manierismo e le buone maniere. Lo scioglimento fu la cosa più giusta, viste le smanie di successo di Sting. Ma il potenziale per migrare verso una forma arty c'erano tutte. Anni '80, eh. 5,5/10

Peter Hammill - PH7(1979): Al termine del suo glorioso decennio, PH cercava di svariare, rifuggeva la new-wave che aveva contribuito ad inventare qualche anno prima e si rifugiava in un cantautorato sofisticato ed anomalo. La classe risolveva diverse matasse, ma l'effetto finale era un po' forzoso e cervellotico. Luci ed ombre. 6,5/10

Hildur Guðnadóttir ‎- Leyfðu Ljósinu (2012): La cellista islandese recentemente assurta al grande pubblico per colonne sonore di pellicole e serie di enorme successo. Qui, in una delle sue prime prove, con un'ambiziosa suite di 40 minuti per cello, voci e dronistica varia; elegante e solenne, ma già rivelatrice del suo futuro, un colto mainstream gradevole ma che alla fine non lascia un gran segno: manca la vera impennata. 6,5/10

O Yuki Conjugate - Peyote (1991): Soffusa elettro-tribal-ambient, non lambiccata abbastanza per essere definita salottiera e non barbara abbastanza per essere definita selvatica. Suoni discretamente datati, lucidità e focus sempre a barra dritta. Più e meno oggi fa = 6/10

O Yuki Conjugate ‎- Equator (1995): Vedi sopra. Questa era roba che poteva anche finire sulla Mental Hour, ma senza avere i riflettori sopra nè spiccare il volo. Come sottofondo è bellissimo, ma tradisce la propria limitatezza artistica. 6/10

Jackie-O Motherfucker ‎- Bloom (2018): Tom Greenwood ha ridotto drasticamente le attività nell'ultimo decennio, ed è un chiaro sintomo di declino come questo album che rispetto alla classica sciatteria psichedelica abbina qualche euforia ritmica quasi sopra le righe e dal sapore un po' forzato per il suono JOMF. Ed anche il resto è abbondantemente dispensabile. 5/10

Julia Holter ‎- Loud City Song (2013): Dischi come questo mi fanno sentire vecchio, ma non bacucco, perchè la Holter spreca il suo enorme talento in un disco che dire schizofrenico è poco, e non m'interessa se questa è l'avanguardia del cantautorato ambient/pop e la capiremo fra 10/20 anni. Qui c'è spreco di talento e tanto altro. 6,5/10

King Of The Opera - Nowhere Blues (2020): Clamorosa svolta di Alberto Mariotti che abbandona il suo originale cantautorato per un synth-pop svagato e banalmente arty. Ci sono dei momenti in cui sembra veramente riecheggiare i triviali Depeche Mode, e i passaggi di buona levatura passano impietosamente in cavalleria. Ok il girare pagina e tutto quello che vuoi, ma qui è stato veramente troppo.  5/10

Kukangendai - Tentei (2021): Purtroppo non c'è stato il ritorno allo scoppiettante algebric-rock dell'esordio; la spaventosa involuzione dei nipponici già sentita su Palm dev'essere uno stato ormai irreversibile. Chissà quali formule ci sono dietro queste 5 partiture....Io so soltanto che mi annoiano, per quanto il suono sia tattile ed emotivo. 6/10

Lycus - Chasms (2016): Death-doom fatale con degli interscambi interessanti di chitarre pulite ed inserti di violoncello che però alla fine restano accessori. Anche le strutture sono intriganti, il mio problema resta il growling, che col passare del tempo sopporto sempre meno. Un'occasione sprecata, nella mia ottica. 6,5/10

domenica 31 ottobre 2021

Scarti da TM #67


God Machine - Live @ Rex Club, Paris, France, 12-02-1993: Bootleg estremamente lo-fi del periodo d'oro, con la ritmica in buon udito ma la chitarra un po' sepolta. E nonostante lo stato di grazia generale, un Robin PS un po' stanco e poco performante. 6,5/10

Purple Mountains - Purple Mountains (2019): Mai piaciuti i Silver Jews, ovvero il tanto decantato dalla stampa cantautore Berman. Questa sua nuova incarnazione non fa altro che confermare il mio interesse nei suoi confronti: un cantautore affondato nelle radici folk-rock, stornellante ai limiti del country, a tratti persino stucchevole. 5,5/10

Peter Broderick ‎- How They Are (2010): Autore danese-americano prolificissimo fin dall'adolescenza. In questo, dedito ad un compassato cantautorato che sembra in tutto e per tutto un omaggio a Nick Drake (persino nel canto), che scorre liscio e senza grosse emozioni tangibili. Ben fatto ma non resta un granchè. 6/10

Ligament - Three Dimensional Pumping Heart EP + Indifferent Cop EP (1994/95): Due pubblicazioni corte dei Ligament, le prime su Flower Shop un anno prima del debutto Kind Deeds. Indie-noise di chiara ispirazione statunitense, un'orecchio ai Sonic Youth ed un'altro a derive di matrice Cows, Trance Syndicate e dintorni. Una migliore registrazione avrebbe aiutato non poco. Restano un gruppo di seconda fascia, nonostante la provenienza che di certo non aiutava. 6/10 + 6,5/10

Floh de Cologne - Geyer-Symphonie (1974): Collettivo anarchico tedesco dedito ad operette di cabaret-vaudeville-rock, si direbbe dalle nostre parti musica da baracca per l'epoca, per Oktober Fest un po' più intellettuale ma non troppo. Indispensabile la conoscenza stretta del tedesco per assimilare l'effluvio torrenziale di recitati. Musicalmente ha ben poco, anche se gli strumentisti non erano male. 5/10

Courtney Barnett ‎- Sometimes I Sit And Think, And Sometimes I Just Sit (2014): Cantautrice australiana che fa un indie-rock particolarmente ordinario, senza nessun segno distintivo. Una voce buona ma monodimensionale, qualche buon pezzo viscerale, qualche ruffianeria, insomma nulla che si ricordi di atipico o talentuoso. Archivio senza sussulti. 6/10

Madrigali Magri - Mini EP (2002): Il congedo dei MM, un quarto d'ora di outtakes dell'ultimo album, in tono minore per una carriera breve ma sempre a botta sicura con un pugno di album di roba mai sentita prima in Italia. Qui poco da esprimere: percussivismi, acusticherie, fondelli insomma. Avevano già dato tutto. In gloria comunque. 6,5/10

Ubzub - Fluorescent Subcutaneous Alien Hut EP (1993): Brevissimo (10 minuti) esordio degli Ubzub, contenente 3 pezzi che poi saranno inclusi nel folle Alien Manna. Poco da dire: un meteorite post-residentsiano che fa subito centro, un bignamino di ciò che avrà giustamente necessità della lunga distanza per fotografare meglio la loro arte selvaggia. 7/10

venerdì 22 ottobre 2021

The Cure 22.10.1996 Forli - Palasport

 

25 Anni fa, fratello mio, mi regalavi un'altra emozione accompagnandomi ad un evento epocale per me, cresciuto fin dalla prima adolescenza con l'amore sconfinato e viscerale nei confronti dei Cure. Un concerto lunghissimo, pregno di soddisfazioni e brividi.
Grazie Bro!

giovedì 30 settembre 2021

Scarti da TM #66



VV.AA. - Love In The Time Of Covid (2020): Antologia del Maggio 2020, messa in piedi con un tempismo clamoroso (quasi sospetto), avente obiettivi benefici anti-Covid. Il cast è diviso fra personaggi di altissimo livello (Barzin, Idaho, Pall Jenkins) ed altri semi-sconosciuti, alcuni persino inattivi da anni. Contenuto, materiali rigorosamente inediti. Giudizio: i big raschiano nei cassetti e fanno un compitino mediocre, gli sconosciuti generano curiosità a corrente alternata. 6/10

Vague Angels - The Sunny Day I Caught Tintarella di Luna for a Picnic at the Cemetery (2010): Credo l'ultimo di Chris Leo con i VA, un progetto controverso che non ha mai minimamente sfiorato il livello dei Lapse (figuriamoci quello dei Van Pelt). Indie-rock esuberante, over-arrangiato, a tratti persino funky, semplicemente troppo anche per chi magari voleva reinventarsi. 5/10

Fille Qui Mousse - Trixie Stapelton 291 - Se Taire Pour Une Femme Trop Belle (1972): Entità francese guidata da un giornalista, one-shot. Roba indefinibile. Parte con una interessante sezione ritmica scura ed insistente, ma poi deriva verso qualsiasi freakeria senza capo nè coda, fra demenze, rumorismi, recitazioni e quant'altro. Troppo dispersivo. 6/10

Selten Gehörte Musik - 3. Berliner Dichterworkshop 12-13.7.73: Aveva ragione, come sempre, l'amico Vlad: .....la voliera del disagio mentale. Ci si ferma di nuovo, si riprende, ci si trastulla con bizzarrie assortite, e poi via così, sino allo sfinimento della ragionevolezza. Ognuno lo definisca a modo suo. Da ascoltare, ma con cautela....Appunto, molta cautela. 5/10

Pekka Airaksinen - One point music (1972): Avant-noise a base di elettronica d'antan per questo sperimentatore finnico. La naivetè al potere, una visione a dir poco sfocata, la noia dietro l'angolo. 5,5/10

Rocky's Filj - Storie di Uomini e non (1973): Per certi versi affini ai New Trolls, con l'aggiunta di un sax insistente ed una visceralità notevole. Il cantante sfoggiava un ruggito importante. L'impianto non mancava, la voglia di strafare neanche: il disco è troppo eterogeneo e dispersivo, e perde di vista una visione coerente, che nei grandi dischi prog era essenziale. 6,5/10

Opus Avantra - Introspezione (1974): Ambiziosissimo ensemble che puntava alla fusione estrema di prog, classica, rinascimentale e cabaret. I momenti esaltanti non mancano, soprattutto quando il complesso suonava a pieni giri; sono i diversivi poco musicali e più teatrali a far cascare un po' le braccia (per quanto fosse brava la Del Monaco, la sua inflessione alla Landini proprio non riesco a prenderla sul serio......mi si perdoni). 6,5/10

Tim Hecker - Konoyo (2018): E' un mio problema personale, quello con TH. Perchè dopotutto è un musicista intelligente e sa cogliere suoni davvero inusitati (non saprei dire avanguardistici perchè non sono un esperto). Soltanto che l'album dopo un po' non cattura più la mia attenzione, perchè mi fa uno strano effetto tappezzeria. Forse non ho avuto pazienza. 6,5/10

Faust - You Know Faust (1997): Quella reunion non s'aveva da fare, se romanticamente (e con molto cinismo) ci fermiamo alle motivazioni artistiche. Sembrano delle prove, degli abbozzi, registrati e poi riversati così, senza tanto lavorarci. Diciamo che hanno sempre giocato sull'immagine mitica che la critica gli aveva costruito, e come dargli torto.... 6/10

Richard Skelton - Song To Epsilon Lyrae (2020): Ormai il prode Riccardo ha messo da parte il suo lirismo per darsi ad un ambient abrasa e pulverulenta, qualcosa che se venisse da uno sconosciuto si direbbe "non male", ma prodotta da lui finisce inevitabilmente nel dimenticatoio. 6/10

Furry Things - Hedfones (1996): Soltanto un anno dopo lo splendido esordio, i FT viravano verso un electro-dub svanito e poco focalizzato. Non era il loro humus ideale e l'azzardo non pagò molto. Ma le tendenze facevano gola ed evidentemente l'ambizione ebbe il sopravvento. 6/10

Raic - Multiplicity (2019): Esercizio di stile post-jazz con grande sfoggio di elementi percussivi, con un grande suono, uno stile elegante, qualche voce imponente ed una lunghezza oceanica, davvero troppo, troppo lungo. Quasi da non riuscire ad arrivare in fondo. 5/10

martedì 31 agosto 2021

Scarti da TM #65


Black Midi - Cavalcade (2021): Non c'è dubbio che si tratti di una band di grande talento, esecutivo e tecnico. Si è parlato di King Crimson, di art-prog, e anche questo ci può stare. Si passa da arie solenni a tempeste tech-rock con assoluta disinvoltura, e forse è proprio questo il problema. A questo livello ricordo i Mars Volta, che riuscirono in più frangenti a non oltrepassare quel gradino gigantesco che si chiama autoindulgenza. Ecco dove cadono i Black Midi. 6/10

Roger Eno - The Night Garden (1996): Un Rogerino minore, un po' lambiccato e lezioso, inclusa l'incomprensibile scelta di utilizzare tastiere dal suono un po' troppo midi. Meno lirico e più tappezziere, insomma. 6/10

Dead Meadow ‎- The Nothing They Need (2018): Non ci sono più molte speranze che i DM ritornino all'antica forma, ormai mi sembrano stanchini, privi di quelle trovate sanguigne che tanto ci hanno esaltato in passato. L'esperienza a volte aiuta e qualche buon trip c'è, ma il manierismo aleggia ovunque. 6/10

Foals - Total Life Forever (2010): Lo hanno chiamato math-pop o math-funk, il suono ambizioso degli inglesi Foals. Per me è semplicemente l'AOR dei tempi nostri, una formula molto accessibile ed ammiccante che gli ex-emo non più giovani gradiranno, con la scusa di aver trovato qualcosa di adulto che ha permesso loro di crescere. Qualche buon pezzo c'è (Black Gold).  6,5/10

Levitation - Meanwhile Gardens (1994): Per la cronaca, la versione rimasterizzata con le vocals originarie di Terry Bickers, che nel frattempo era stato sostituito. I Levitation chiusero con le contraddizioni ingigantite: un indie-prog dalle potenzialità enormi, ma succube di un indulgenza e di un massimalismo inarrivabile. Come sprecare centinaia di idee in un solo album? 6/10

Holger Czukay ‎- On The Way To The Peak Of Normal (1981): Stessi ingredienti dell'ottimo Movies, di due anni prima. L'eredità Can, il gigioneggìo ed il cazzeggio, le inflessioni esotiche, Jaki Liebezeit e tanta voglia di divertirsi. Ma il disco è complessivamente fuori fuoco ed alla lunga annoia, alla ricerca di un colpo di coda che non arriva mai. 6/10

Imaad Wasif - Great Eastern Sun (2018): La lunga pausa discografica (8 anni) me lo aveva fatto quasi dimenticare. Il suo 5° album ha rappresentato un'elegante carrellata del suo psych-folk svanito ma a schiena dritta e di nobile pedigree (Barrett e Spence sempre santinati), con 3 grandi pezzi (Origins, Thorn, Unhinged), ma anche con tanti sbadigli, per quanto gradevoli. 6,5/10

Bruno Nicolai - Una Vergine Tra I Morti Viventi (Original Motion Picture Soundtrack) (1973): Da una pellicola erotica-horror tipica degli anni '70, la tipica colonna sonora di Nicolai, sospesa fra fascinosi ed oscuri temi thriller e stucchevolezze bossa-lounge con la signora Dell'Orso a fare il suo mestiere. 6/10