venerdì 30 settembre 2016

Scarti Da TM #14

Alrune Rod ‎- Hej Du (1971): Secondo album dei danesi, pesantemente inferiore all'ottimo primo che li impose, seppur solo in Scandinavia, come esempio brillante di art-prog in anticipo sull'Europa. Questo invece fu fiacco, senza le impennate che furono punto di forza, e dilatato a causa delle poche idee. 5/10

Cycomotogoat - Alkaline (1994): Questo cd era negli scaffali del negozio del mio amico Pig quando uscì, e c'era ancora nel 2007 quando faceva gli scatoloni per la chiusura. Alternative-crossover di stampo hendrixiano, con hippytudine a limiti più che tollerabili; suoni buoni ma canzoni da ricordare neanche una. 5/10

Jef Gilson - Le massacre du printemps (1971): Dalla List, un jazz-trio (piano elettrico, organo e batteria) francese in impro totale. Non c'è che dire, grandissimi suoni, attitudine dissacrante e la follia giusta. Ma è un po' troppo monocromatico. 6,5/10

Ulan Bator - Ego Echo (2000): Non mi ha mai sfagiolato questa band francese che negli anni zero ha avuto tanti consensi anche in Italia. Essere Arty a tutti i costi non è facile. Un lavoro che è disomogeneo e monotono al tempo stesso, che cerca e trova sfide anche appetitose ma non conclude molto di significativo sul piano pratico. Gli altri album furono persino peggio. 6/10

VV.AA. - 2015 Library of Sound Grooves - Obscure Psychedelic Manuscripts from the Italian Cinema (1967-1975): Raccolta un po' superficiale (americana, infatti) che pesca come da titolo. Al di là del fatto che chiamarla psichedelica fa un po' ridere, ci si dimena fra pieces notevoli e pezzetti ammiccanti, al punto che i secondi sviliscono la magia dei primi. Media; 6,5/10 

Devo - Duty now for the future (1979): Seguito dello storico debutto domanda-risposta che lascia l'amaro in bocca: talmente perfetto e professionale da far perdere ai Devo la spontaneità e la genuinità. Ai tempi poteva anche passare per innovativo e peculiare, ma con il senno di poi, fu soltanto l'inizio di un declino che ha conosciuto fondo come pochi. 6/10

Solo Andata - Fyris Swan (2006): Nulla a che vedere stilisticamente col duo che 4 anni dopo ha realizzato un'ottimo compendio di post-dark-ambient. Qui gli australiani debuttavano con un folk d'atmosfera tedioso, ampolloso, strumentale, ad encefalogramma quasi piatto. Inspiegabile 4,5/10

Drcarlsonalbion - Edward Kelley's Blues (2012): Decisamente Carlson da solo non mi sfagiola. O è troppo piatto e compassato o troppo terrorista come in questo, 50 minuti di feedback senza capo nè coda. E pensare che quando si discute degli Earth di solito si parla al singolare. Viene qualche dubbio, anche vista la statura storica del personaggio. 5/10

mercoledì 31 agosto 2016

Scarti Da TM #13

Min Bul - Min Bul (1970): Non riesco ad amare Terje Rypdal, il chitarrista/sassofonista norvegese, icona del free-jazz-rock tributato nella List ben due volte (se contiamo la comparsata sul Mantler sono 3). Non scocca quella scintilla magica che fa così. C'è del genio ma c'è un non so che. Amen. 6,5/10

Circle - Pori (1998): Band finlandese di corso ventennale, con una discografia colossale. Questo è il classico esempio di come originalità non significhi necessariamente bontà. Uno strano ibrido di psichedelia, pseudo-metal, progressive, minimalismo che cerca di andare a parare un po' ovunque ma non porta a nulla di significativo. 5,5/10

Golden Cup - Vagabond (2012): In tema di psychedelia vintage-style, credo si sia arrivato al fondo del barile anche come genuino revival. Peccato per questo italico che opera quasi esclusivamente all'estero, con una prova incolore, scialba e strasentita. L'occult è stato ben altro. 5/10

Smog - Dongs Of Sevotion (2000): Uno dei primi segnali di schizofrenia di Callahan, che all'epoca trovai deludente. Dopo 16 anni, resta una grande stridentia: un pugno delle sue ballad crepuscolari di classe vs. un'altro pugno di canzonette sciape ed insignificanti. 6/10

Blue Sabbath Black Cheer - Bourtanger Moor (2007): Cdr in 50 copie a due facce: il primo pezzo (34 minuti) un'imponente e intimidatoria suite drone-horror-metal, il secondo un dispensabile brancolare pseudo-industriale nel buio con troppi silenzi. La media fa 7/10

Peaking Lights - Imaginary Falcons (2009): Esordio immaturo, registrato male per non dire dilettantistico in senso stretto. Quel senso di giocosità che fece fiorire Lucifer 3 anni dopo c'era già, mancava un veicolo coerente ed una produzione decente. 5/10

Brian Chase ‎- Drums & Drones (2013): Lunghissimo e basato su droni minimalistici e manipolazioni di suoni della batteria (la suona negli Yeah Yeah Yeahs). Titoli didascalici che spiegano la fonte. Una palla mortale. 5/10

Robert Aiki Aubrey Lowe - Timon Irnok Manta (2012): Tutto questo minimalismo moderno inizia a rompermi un po' i maroni. Non si salva neanche il mitico Lowe, oppure sarà una mia fase in cui sopporto sempre meno tali cose. Che noia, e pensare che è diverso da quanto fa a nome Lichens. Crisi d'identità? (Mia, non di Bobby) 5,5/10

Confusional Quartet - Confusional Quartet (1980): Nulla da dire sull'originalità, specialmente se rapportata al periodo ed alle contingenze (Bologna nel post-punk). Ma nel complesso, nonostante certe jazzate di rilievo, è un po' troppo goliardico per i miei gusti (sì, sono un musone). 6,5/10

Seishokki - 1975-1977 (2005): Recupero di un'oscurissima formazione nipponica attiva negli anni che titolano il disco. Si è scomodato Julian Cope per sbandierare l'operazione archeologica, ma si sa che basta un'occhio a mandorla per mandarlo in solluchero. Quando il dilettantismo e la naivetè sbaragliano qualsiasi velleità artistica. 4,5/10

Appaloosa - The Worst of Saturday Night - Musica Per Energumeni Del Sabato Sera (2012): Basta, parlar male dei gruppi italiani. 5/10

Deutsch Nepal - Deflagration of hell (1991): Elettro-industrial invecchiato male, monotono e poco poco intimorente. 5/10

BeMyDelay - Hazy Lights (2013): Ballate folk autunnali e delicate di fingerpicking per la Marcella. Alcune sono anche molto intriganti (Stranger), ma alla lunga la sua voce fiacca ed incerta svilisce il complesso. Si sente l'umiltà di fondo e la si apprezza. 5,5/10

Biglietto Per L'Inferno ‎- Vivi. Lotta. Pensa (2015): Lasciamo perdere. Frate Claudio, dalla sua mite ed eremitica posizione, potrebbe anche incazzarsi. 4/10

Black Widow - Sleeping With Demons (2011): Che orrendità. Non riuscire a raggiungere l'età della pensione ed arrabattarsi per infangare un nome (quasi) storico, peraltro senza averne neanche tutti i diritti. E sono anche fin  troppo cattivo perchè il fautore di tutto ciò, Clive Jones, ha lasciato questa valle di lacrime nel '14. 4/10

Walker Brothers - Nite Flights (1978): Reunion isolata, al culmine della crisi che attanagliò Scott per tutti i '70. Disco diviso fra i tre componenti; la sua parte è molto buona con un proto-crooner-wave di classe cristallina, quelle degli altri due sono noiose ed insignificanti. La media fa 5,5/10

Nosferatu - Nosferatu (1970): Una delle poche ovvietà tutto sommato trascurabili della NWW List. Rock flautato e frizzante in stile Jethro Tull/Colosseum, grintoso quanto basta, per un ascolto curioso e nulla più. I Lily in questo campo furono molto superiori. 6,5/10

domenica 31 luglio 2016

Scarti Da TM #12

Big Blood - Unlikely Mothers (2014): Ci riprovo, con i due ex-Cerberus Shoal, ma anche stavolta ciccia. Il loro ritual-psych-folk-core non va più in là di lì, aggravato da una serie di lungaggini infinite; ascoltare questo disco dall'inizio alla fine è un po' una prova di resistenza. Croce Sopra 5/10.

Richard Dawson - Nothing Important (2014): Songwriting art-folk, stralunato, elaborato, a tratti un po' pretenzioso. Non male ma autoindulgente fino all'ossessione. Occorrerebbe ascoltare anche i precedenti per capire meglio quest'inglese. Ma non ne ho voglia. 6/10

T2 - It'll All Work Out In Boomland (1970): Hard-rock con leggerissime finiture progressive ed un sentore west-coastiano sparso pressochè ovunque. Ma se sono rimasti un nome underground di quegli anni un motivo c'è. 6/10

Nucleus - We'll Talk About It Later (1971): Jazzino-rocchino bello educato, per conformazione assimilabile ai Soft Machine ma privo di qualsiasi coraggio. 5/10

Ma Banlieue Flasque - Ma Banlieue Flasque (1979): Altra deriva french-prog fuori tempo massimo, fuori anche dal Rio. Discreto ma si sente già puzza di plastica. 6/10

Von Zamla - Zamlaranamma (1982): Costola dei gloriosi ZMM, non a caso durata poco perchè la migliore ispirazione era già bell'andata. Cervellotico e molto poco ironico, che era una delle migliori doti dei ZMM. 5,5/10

Hastings Of Malawi - Vibrant Stapler Obscures Characteristic Growth (1981): Heman Pathak, fuoriuscito da NWW, con un trio psico-dadaista nelle intenzioni ma dai risultati fin troppo naif e senza inventiva. Momenti sparsi fanno rivivere la magia di Chance Meeting, ma durano poco.
5,5/10

Groundhogs - Live at Leeds (1971): Incomprensibile pubblicazione, per la quale bestemmiai non poco all'epoca dell'uscita perchè comprai il cd. Un live registrato malissimo, un peccato mortale per il trio che all'epoca faceva super-faville con Split5/10

Incredible String Band - The Hangman's Beautiful Daughter (1968): Poco da dire, non è il mio genere. Viene definito un caposaldo del folk inglese; speravo di intrasentire le radici di un Roy Harper o di un Kevin Coyne, invece ciccia. Ingiusto dare un voto.

Mad River - Mad River (1968): Avevo letto di riferimenti ai Quicksilver, di chitarrismo ai tempi avanguardistico, invece si tratta di un west-coast molto umorale (per non dire poppeggiante) che mi ha lasciato l'amaro in bocca. 5/10

John Fahey - The Voice Of The Turtle (1968): Fahey, il monumento del finger picking. Poco da dire, non è il mio genere. Ingiusto dare un voto, non ci capisco niente.

Arcane Device - Engines of myth (1988): Stranissimo esperimento per feedback elettronici. Inizia con dei bei tonfi siderali che sembrano stabilire un parallelo fra l'esoterismo ed il rumorismo puro, poi si appiattisce. Comunque interessante. 6,5/10

Holy Modal Rounders - Indian War Whoop (1967): Spassoso e dissacrante spettacolo weird-folk-pop come solo in quegli anni poteva essere concepito. Porta un po' troppo addosso il suo mezzo secolo di vita, ma resta un crocevia molto importante. 7/10

Ramones - Rocket To Russia (1977): Sì, non avevo mai ascoltato un disco dei Ramones fino a ieri. E non mi ero perso proprio un bel niente. Una pochezza che dire imbarazzante o disarmante è dire niente. Ci stava il successo, ma anche il clamore critico, nooooooo... 4/10


Einstürzende Neubauten - Tabula Rasa (1993): Persa quasi ogni forza agitatoria-caustica, gli EN si davano in pratica alla musica da club. Censurabile. 5/10

Gavin Bryars - The Sinking Of The Titanic (1975): Una palla gigantesca, mortale, minimalista. La musica da camera non può essere rappresentata da questo tedio. 4,5/10

Paul Dolden - L'ivresse de la vitesse (1994): Esperimento massimalista, con non so quante centinaia di tracce e strumenti sovrapposti. Il problema è che manca un'idea musicale di fondo, e non finisce mai. Sembra più un promo di servizio per produttori o addetti che un disco con delle velleità artistiche. 5/10

Cramps - Songs the Lord Taught Us (1980): Quasi come i Ramones, nel senso di pochezza d'idee e limite di raggio d'azione. Paradossalmente gruppi successivi che furono influenzati da loro saranno di gran lunga più talentuosi (Jon Spencer, Gallon Drunk). Per non parlare del parallelo con i Gun Club: non sia mai! 5/10

Clientele - Bonfires on the Heath (2009): Si spegne la luce. Baldanzosi, frizzanti e sbarazzini, gli ultimi Clientele hanno perso non soltanto la magia primaverile dei primi anni ma anche la disincantata poesia britannica dei dischi di mezzo. 5/10

Claw Hammer - Pablum (1992): Altro che il Capitano e i Devo. Forse ho sbagliato disco, il terzo che veniva esaltato da Rumore e Rockerilla ai miei vagiti di ascoltatore alternativo. Qua c'è solo un rockaccio stradaiolo che fa pensare più ai Guns'N'Roses. Blah. 4,5/10

giovedì 30 giugno 2016

Scarti Da TM #11

Art Of Noise - (Who's Afraid Of) The Art Of Noise (1984): Avanguardia pop-elettronica, nel senso dei samples e delle orchestrazioni sintetiche. Contiene l'ultra-celeberrima Moments in love, che paradossalmente è il momento migliore del disco. Fino a qualche decennio fa poteva accadere. 6/10

Stefano Pilia - Blind Sun New Century Christology (2015): Può capitare: sei il miglior chitarrista italiano degli ultimi anni ma in qualche modo devi sopravvivere ed allora entri negli Afterhours, t'impelaghi in progetti scarsi, fai lavori solisti umili in acustico, etc. Forse era meglio se non te lo dicevo, che sei il miglior etc etc ? 5/10

Vessel - Punish, Honey (2014): Elettronica generalmente scura e ritmata in maniera non banale. Un po' fuori dal tunnel di Haxan Cloak, per dire (stessa label), viste le maggiori concessioni ai pattern melodici. Buono ma non mi prende per la gola. 7/10

Big Wheel - Slowtown (1993): Peter Searcy che provava a fare il Westerberg un pelo fuori tempo, però con una visione molto più quadrata. Disco novantissimo, certo non da condannare (alcuni pezzi sono trascinanti), ma neanche da annoverare. 6,5/10

Buon Vecchio Charlie - Buon Vecchio Charlie (1972): La data è solo di registrazione, fu ristampato molti anni dopo, in tempi di disotterramento prog di qualsiasi livello. Questo è probabilmente il più basso che abbia mai sentito. 4/10

Harry Pussy - Ride A Dove (1996): Antesignano dell'harsh-noise, in anni insospettabili. Il concetto è un po' duro da cogliere, l'effetto/impatto è devastante. Soltanto che la voglia di riascoltarlo non è scontata. 6/10

Blue Cheer - New! Improved! (1969): Il disco con Randy Holden a mezzo servizio, che portava in dote Fruit & Iceberg. Ma il suo contributo era limitato e non bastava per salvare una baracca allo sfascio, fatta di blues rancido, west-coastizzazioni inadatte ed ammiccamenti alla classifica. Un'altro gruppo rispetto all'anno precedente. 5/10

Artcane ‎- Odyssée (1977): Ancora prog francese che inizia con la A, ma molto diverso dal romanticismo di Ange e dalle meraviglie acrobatiche degli Atoll. Ossessionati dai King Crimson ma privi del talento compositivo di Fripp. Comunque, un buon ascolto ma di seconda fascia. 6,5/10

Trumans Water ‎- Godspeed The Hemorrhage (1993): Parte di un poker di Godspeed con cui i TW inquinarono il loro fulminante inizio carriera. Questo è una vera e propria emorragia di infantilismi (PS docet), registrato malissimo e molto poco convincente. Essere naif è un arma a doppio taglio. 5/10


Suzanne Ciani ‎- Lixiviation (Ciani ⁄ Musica Inc. 1969-1985) (2012): Hauntos-hypnas di tutto il mondo, sparatevi queste musiche per Coca Cola, Atari e tanti altri, questo modernariato che diec'anni fa avremmo bollato come bubboni insensati, che riportano gli over-40 a mondi ed emozioni lontanissimi. Lei fu la regina della library americana. 7/10

VV.AA. - A Psych Tribute To The Doors (2014): Tributo cosiddetto psichedelico, ma in realtà molto molto poco. Il bilancio finale non è neanche orrido: qualcuno cerca degli arrangiamenti bizzarri, qualcuno fa il compitino o poco più (fra cui purtroppo i Dead Meadow), qualcun'altro azzarda ma non sfonda veramente. Va bene un ascolto e poi l'archiviazione. 6/10

Neil Young - Psychedelic Pill (2012): Caro vecchio Nellone, tutto il rispetto sempre, ma alla 1000esima variante nella tua gamma di epiche ballad elettriche rompi un po' i maroni. Anche se sei Nellone. 4,5/10

Unmade Bed ‎- Loom (2009): Buon compendio di psycho-pop illusionista seppur chiaramente ispirato ai Jennifer Gentle. Scompare letteralmente però in confronto al successivo, piccolo capolavoro già tributato su TM. A volte succede così: il debutto acerbo ed il secondo maturo. Ed il terzo, arriva? 6,5/10

Amorphous Androgynous - Tales of Ephidrina (1993): Side-project dei FSOL, per una trance meno ritmata e più atmosferica. Mi ricordavo un passaggio molto bello dai tempi della Mental Hour, ma durava solo un pezzo. Il resto è abbastanza ordinario. 6/10

Persona - Uptight (2000): L'ex-batterista dei Gravitar con un'elettronica furiosamente percussiva, ai limiti della drum'n'bass. Interessante perchè anticipa anche certe tendenze sporche di progetti '10, ma alla lungo piuttosto monotono. Insomma, un'incompiuta. 6/10

martedì 31 maggio 2016

Scarti Da TM #10

VV.AA. - Lágrimas De Miedo 14 - Pornography Re-heat (2008): Scadente tributo a Pornography, peraltro impresa impossibile quando la maggior parte dei gruppi sono sludge-metal che si rendono pressochè ridicoli nel cercare di reinventare. Alzano la media Nadja e Savage Republic. 5/10

Pye Corner Audio & Not Waving - Intercepts (2014): Hypnagogic-synth ambientale rigorosamente vintagistico. L'hauntologia ha già partorito i ritardatari / salitori di carrozzoni / irrispettosi / irriverenti (questi ultimi due in senso spregiativo). 5/10

Klaxon Gueule - Pour En Finir (2014): Post-jazz-impro con bassone pirotecnico in primo piano. Non male, peccato per l'uso esacerbato dell'elettronica che guasta un bel po'. 6/10

Desmadrados Soldados De Ventura - Interpenetrating Dimensional Express (2014): Hard-psych tirato all'inverosimile come se non ci fosse un domani o come se il giorno dopo si fosse inibiti dal suonare per il resto della propria vita. 4 pezzi di 20 minuti ciascuno, monotonali, con chitarre in delirio costante. Alcuni spunti sarebbero anche buoni ma se qualcuno gli avesse messo un freno forse si sarebbe tirato fuori qualcosa di decente. 5/10

Tindersticks - Ypres (2014): Colonna sonora per un museo belga di bestiali atrocità della 2° guerra mondiale. Non capendo perchè Staples l'abbia intestato al gruppo, penso che si tratti di precise mini-sinfonie molto suggestive e cariche emotivamente, ma che rientrano nella categoria "soundtracks che da sole faticano a stare in piedi". 6/10

Heavy Winged - Taking The Veil (2006): Impro-space-noise lo-fi che va ben oltre l'harsh di tendenza; probabilmente volevano incarnare la rinascita dei Gravitar, impresa quasi impossibile e infatti non riuscita, ma nel mucchio selvaggio ci sono anche ottime fasi vulcaniche. 6,5/10

Iceage ‎- You're Nothing (2013): Punk-wave alla vorrei fare i primi Husker Du ma non ce la posso fare. Il suono è eccellente ed il cantante un trascinatore, ma mancano i pezzi che si facciano ricordare all'istante, e ce ne sono 3-4 in più. Comunque discreto. 6/10

Greenslade - Greenslade (1973): Inqualificabile caduta nel cattivo gusto di colui che fu il tastierista di Valentyne Suite, per dirne una. Questo non era più neanche progressive, era un'ibrido di pop smaccato ed arrangiamenti lambiccati su composizioni scadenti sprecate per una formazione comunque validissima. 4,5/10

Sd Laika - That's Harakiri (2014): E' vero che il grime non fa per me, anche se non ho mai ben capito cosa fosse ed oggi mi sono wikipediato su di esso, senza tuttavia uscirne con un idea più chiara. Questo poi butta nel calderone troppe cose in maniera inconcludente, finendo per svilire gli spunti migliori che svaniscono in pochi secondi. 5/10

Autumn Grieve - Terra Infinita Extended Edition (2007): Cantautrice canadese qui al suo secondo, ristampato dalla label di Skelton. Cantautorato folk dolente, autunnale (eh eh...) ai limiti della tristezza cosmica leopardiana. Bello stile ma un po' troppo monocromatico. 6,5/10

Jean-Luc Ponty - King Kong - Jean-Luc Ponty Plays the Music of Frank Zappa (1970): Jazz-rock tutto sommato ben orchestrato nonostante il celeberrimo violino abbia la parte del leone. Ma suona esattamente come quei dischi in cui un fenomeno viene messo al centro dell'attenzione anche se lui non ne ha voglia: non dico un pesce fuor d'acqua ma quasi. 6/10

Amps For Christ ‎- Canyons Cars And Crows (2014): Cantautorato psych-folk elettrificato, con delle belle trame e qualche effetto spacey che intriga. Il materiale invece è canzoncine disperatamente modulate su un vintagismo un po' insipido per non dire caricaturale. Si salva perchè è un ex-rumorista, grande stima. 6/10

Murcof - Utopía (2004): Elettronica digital-glitch sostanzialmente fredda ma con qualche ispirato inserto di micro-melodie. Senza che ce ne accorgiamo neanche, un beat da club ci circonda et voilà, musica ballabil-intellettuale. Formalmente impeccabile ma il distacco è ampio, gelido, inesorabile. 6,5/10

Volt - Nucleosynthesis (2007): Synth-hypnagogic con velleità seriose (pezzi da 20 minuti, affiliazione addirittura al progressive). Come tempi eravamo abbastanza puntuali, il problema è che senza ironia si rischia di fare brutte figure. Ce ne vuole una certa. 5/10

Rahmann - Rahmann (1979): Jazz-rock, pulito, sincopato, tecnicamente perfetto. Un po' freddo, vale un buon ascolto ma poi si ripone come comprimarietà. 6,5/10

sabato 30 aprile 2016

Scarti Da TM #9

Andrew Chalk - Ghosts of Nakhodka (2015): Come tributare il disco strumentale di Gone To Earth, 30 anni dopo; stessi suoni, stessa estasi, stessa contemplazione. Però con neanche un decimo del talento di Sylvian. 5/10

Morton Feldman - The Late Piano Works Vol.2 - For Bunita Marcus (Steffen Schleiermacher) - Un'ora e un quarto è un po' troppo, per una composizione di solo piano, fra l'altro suonato molto spartanamente, a ritmi lentissimi. Ma immagino ci sia qualcosa sotto che non ho potuto cogliere....6/10

Catherine Ribeiro & Alpes - Nr. 2 (1970): Non basta la chilometrica e tempestosa Poeme non epique a farmi amare questo disco in cui la francese sembra recitare a teatro, con sottofondi variabili fra l'euro-oriented ballad folk e tappeti di organo fini a sè stessi. Autoindulgente. 6/10

John Foxx - The Garden (1981): Difficile spendere parole su un disco di new-wave tornitruante e di grande produzione, con qualche ottimo pezzo, che a momenti ricorda i Magazine. Al primo ascolto penso "ecco il paradosso, questo l'ho scoperto solo adesso", al secondo già cala la soglia dell'attenzione, perchè la scontatezza (storica) arriva inesorabile. Comunque buono. 7/10

Dennis Young ‎– Reel To Real (2015): Ex-marimbista/percussionista vario dei Liquid Liquid svuota cassetti/e del 1982/83. I limiti sono strutturali: disomogeneità paurosa, registrazioni carenti. Ma la freakeria è di quelle belle sane e creative, e ne esce un soggetto difficilmente inquadrabile, al di là della naivetè. 7/10

Untold - Black Light Spiral (2014): Techno allucinata, rovinosa, gigiona. Qualcosa di dubstep. Qualcosa dei primi '90. Un po' di Detroit. Alcuni spunti sono notevoli. Nel complesso non un capolavoro, ma si lascia ascoltare con piacere. 7/10

Peter Searcy - Couch Songs (2004): Quello del 2000 mi era piaciuto ma ora, ascoltando questa sciapa cofana di piacionerie acustiche alla Counting Crows, è evidente che l'ex-Squirrel Bait non è un'aquila e l'ottima produzione lo aveva mascherato piuttosto bene. Così nudo, sul divano, fa solo americanate di bassa lega. 4/10

Wilde Flowers - Tales Of Canterbury - The Wilde Flowers Story (1994); Fa quasi tenerezza; dei ragazzetti in erba destinati a diventare campioni, ma in quanto immaturi ed acerbi difficilmente sostenibili per un ascolto postumo. I pezzi con Wyatt alla voce alzano la media. 5,5/10

Sic Alps ‎- U.S. Ez (2008): Garage-pop lo-fi svanito. Echi di Guided By Voices e qualche pezzo da far invidia ai Deerhunter. Sostanzialmente innocuo 6/10

Guardian Alien - Spiritual Emergency (2014): Tribal-alien-post-acid-folk con recitazioni, da parte del batterista della metal-band più amata dagli indies su Thrill Jockey. Molto ma molto meglio di questa, che ho trovato insopportabile. Nonostante un focus pressochè inesistente, ottimi suoni e notevole lavoro poliritmico. 6/10

Monarch - Monarch (2004): Quando ho letto la parola magica Khanate ho fatto un salto sulla sedia. Quando ho iniziato ad ascoltare il disco mi sono cascate le braccia. Sludge-doom fiacco e prevedibile che al confronto gli Electric Wizard sono dei fantasisti. 4,5/10


Bonzo Dog Doo-Dah Band - Gorilla (1967): Il vaudeville, il jazz da big-band, il teatrino anni '60, tutto molto simpatico ma non è proprio la mia cup of tea. 5/10

Aeoliah - Inner Sanctum (1982): New-age da terapia, da lettino di fisioterapista. Il mio di fiducia metteva in loop la stessa cassetta di musica tibetana che mi annoiava meno. 4/10

John Martyn - Bless the weather (1971): Folk-jazz di razza, con qualche gran bel pezzo ed una dose massiccia di vanità ed autoindulgenza. Buono ma piuttosto inferiore al successivo Solid Air, già bloggato in passato. Il clima è di jam alla come viene viene tanto sono un fenomeno e comunque Tim Buckley era ben'altro. 6,5/10

Osso Exótico - Musica #1 (IV) (1993): Drone di buona valenza, ben prima che diventasse movimento di massa. Un pezzo unico di un'ora, la prima mezz'ora un filo statica e la seconda più agitata, con un simpatico scacciapensieri alla ribalta. 6,5/10

Irresistible Force - Flying High (1992): Zingales lo mette allo stesso livello di 76:14 dei Global Communication, il che concettualmente ci potrebbe anche stare, ma l'illuminazione è diversi gradini sotto. 6/10

giovedì 31 marzo 2016

Scarti Da TM #8

Steven Halpern - Spectrum Suite (1976): Uno dei padri putativi della new-age, come da guida ben vergata da Gino Dal Soler. Continuo a pensare che la Demby l'ha fatto grande a tutti. Diciamo che questo piano elettrico mi piace se l'ascolto nella sala d'attesa del dentista, nell'atroce e (si spera, salvo fila) immediato anticipo di una sudata ghiacciata. Altrove no. 4/10

Cactus - Cactus (1970): I Led Zeppelin americani, si è scritto. Con tutto il rispetto: hard-blues caciarone e fragoroso, che mi sarebbe piaciuto da matti 15 anni fa. Esecuzioni invidiabili e pathos sanguigno al parossismo. Ma la classe dove la mettiamo? Intendo quella di Page & Co. ....Difficile.... 6/10

Daniel Johnston - 1989 (1990): Hai voglia te a leggere qualcosa di negativo su DJ...non si trova, non esiste. Tutto questo genio naif io non lo scorgo. A costo di sembrare bastian contrario cronico, quando invece proprio non lo mando giù. Le tracce meno peggio sono di fatto pallide imitazioni di Neil Young. Le altre sono imbarazzanti, a volte sembrano delle messe. 5/10

Golden Retriever - Seer (2014): Architetture statiche di synth kraute con un contrappunto compassato di clarinetto più o meno costante. L'assonanza attitudinale coi Cloudland Canyon è palese; va bene il tributo, musica bella e piacevole, ma metterci qualcosa di proprio, qualcosa in più, o ce l'hai o non ce l'hai. . 6/10

I Am A Lake Of Burning Orchids - Innocence (2011); Scartato solo perchè era un sabato o una domenica; durante la settimana mi avrebbe aiutato a scaricare lo stress come per i Wraiths, gli Skaters o altri estremismi. Buon noise-ambient-gaze-techno saturato di quello che fa gracchiare le casse. Sarebbe da rivedere, ma nel weekend propendo per cose più morbide. 7/10

Robin Hayward - Nouveau Saxhorn Nouveau Basse (2014): 65' di sola tuba microtonale, di cui un intervallo di 8' in coppia con una chitarra acustica che fa armonici strozzati. Sarà anche dotato di certo fascino,  incluso l'aspetto tecnico interessante dei terzi e quarti di tono, ma non è uno strumento così eclettico per farsi un'ora. Stranezze di Piero. 5/10

Membranes - The Gift Of Life (1985): Tendo ad ammorbidirmi? Può darsi. Post-punk-noise-wave sguaiato e volutamente approssimativo. Produzione peggio del peggio, il piattume degli '80 mischiato al lo-fi. Ma anche la sostanza non che fosse così memorabile, al confronto di quanto letto in giro. Innegabile comunque un 6,5/10.

Zombi - Cosmos (2004): Synth-core per batteria più che buona e analogicismi come se piovesse. Qualcuno l'ha definita progressive. A me sembra una versione un po' più tirata dei Trans Am più energici, ma anche un po' meno ignorante (al criterio personale di chiunque si applichi l'accezione positivo/negativo). 6,5/10

Laraaji - Flow Goes The Universe (1992): Eno ha sempre avuto questa gran fotta di scoprire gente, ma non è che abbia poi aiutato il progresso nel mondo. Il primo pezzo dura 26 minuti ed è un minimal-tappeto new-age in maggiore; dopo una mazzata così quelle poche cose buone che seguono non si riescono ad apprezzare perbene. 5,5/10

Leonard Cohen - Songs Of Love And Hate (1971): Quando si parla male dei mostri sacri c'è sempre da guardarsi attorno. A me con Cohen succede lo stesso effetto di De Andrè: mi fanno addormentare. Sì, belle parole, belle melodie, ma che noia. 5,5/10

Juana Molina ‎- Un Día (2008): Electro-folk all'argentina. L'idea potrebbe anche intrigare, ma ho sempre creduto che per fare questo genere bisogna essere degli autori davvero bravi, insomma più sul folk che sull'electro. La Molina invece punta sulle ripetizioni vocali e su stati onirici. Zero canzoni che si ricordino, talento davvero basso. 5/10

War On Drugs - Lost In The Dream (2014): Sempre più difficile prendere sul serio Onda Rock dopo che mi schiaffano questo ai posti più alti del poll annuale. Un'autore di talento che spreca buone canzoni in un arrangiamento '80, tronfio e piatto. Fa ancora più incazzare. 5/10

Deviants - Ptoof! (1968): Uno di quelli che sono più storici in base al contesto da cui uscirono piuttosto che per la loro validità intrinseca. Viene di solito menzionato come proto-punk; io ci sento molto blues, tanta approssimazione, non troppa fantasia, con i pezzi migliori che sono quelli acustici. Farren era sostanzialmente un giornalista, e si sente. 6/10

Upsetters - Super Ape (1976): No, il dub tradizionale non è il mio genere. Ho voluto soltanto dare un'ascolto ad uno dei più celebrati. Grandi, grandissimi suoni ma mi sono fatto due palle così. E dubito che con uno stato mentale opportunamente alterato mi piacerebbe. Forse dovrebbe essere necessariamente alteratissimo. 5/10

Angel Corpus-Christi - I♥NY (1985): Piccola macchia nel curriculum di Bruce Anderson. La qui presente signora (moglie di Rich Stim) giocava a fare la Siouxsie con un sottofondo synth-pop che dire irritante è fargli un complimento, perlopiù su cover di Lou Reed e dei Suicide. A volte per le donne si fa qualsiasi cosa (togliamo la macchia dal fenomeno, ci sta...) 4/10

Alameda 5 - Duch Tornada (2015): Non dico che fosse prevedibile, ma un passo falso da parte di Ziolek ci può stare. Il massimalismo eclettico è come camminare sul filo del rasoio. Scommetterei che sono improvvisazioni pure. Si gira a vuoto a lungo, eppure i suoni sono magnifici.... 6/10

Lilacs & Champagne - Danish & Blue (2013): Side project dei Grails, con Amos ed il chitarrista Hall. Probabile frutto di fumate un po' più pesanti (o peggio contaminate) del solito: fantasia hypnagogica post-library condita con trip-hop e tamarridutini chitarristiche che ricordano addirittura i Queen. Vade Retro 4/10

Room - Pre-Flight (1970): Incrocio fra blues-rock stantio, hard-rock, progressive e Jesus Christ Superstar. Se già i primi tre non entusiasmavano, l'ultimo dà la mazzata. 5/10

Patto - Roll 'em smoke 'em put another line out (1972): Peccato mortale, di fronte all'immensa Loud Green Song, uno dei pezzi che ho più ascoltato negli ultimi 10 anni. Un gruppo forse stanco e molto indeciso sulla direzione da intraprendere. Si salva metà della scaletta, l'altra metà davvero bassa (per non dire orribili le gag del batterista) 6/10