domenica 17 febbraio 2019

Post-Shazam #2 - Mental Hour vol. 1 Lato B (1993)



Lato B - Track #2 (13)
Davvero nulla a che vedere con l'ambient. Un pezzo abbastanza canonico di wave-dub, ruspante e bello circolare, con tanto di assolo di chitarra. Dal canto sembrerebbe essere inglese, ma non ha nulla a che vedere con Pop Group, 23 Skidoo o affini. Direi più proveniente da degli ex-punk riconvertiti alla causa. Dovrebbe essere facilmente identificabile, per un espertissimo dell'epoca.


Lato B - Track #3 (14)
Un meraviglioso maelstrom che tutti gli indizi riconducerebbero ai Seefeel, se non fosse chè in tutta la discografia fino al '93 incluso non compare nulla del genere. Intervallata da un annuncio di Luca De Gennaro, è un vorticare di voci, flauti, percussioni, eminent, audio generators che ha del divino. 



Lato B - Track #5 (16)
Stesso identico discorso di sopra, applicato agli Scorn. Sembra un remix di Scorpionic rallentato, oppiaceo e denudato dal basso, ma alla fine la riflessione è che i casi sono due: o questi sono live mixes ad opera di Spillus oppure le bands facevano delle uscite laterali/limitate che non sono comparse su Discogs.

Lato B - Track #7 (18)
E giù nel gorgo rave, in piena. Ipercinesi acidissima, che in tutta onestà non saprei dire se catalogabile come house o altro affine. Potrebbe essere dei Future Sound Of London o di qualche belga della KK. Non è la mia priorità, comunque. All'epoca non fu certo questo che mandò in orbita la mia sensibilità.


Lato B - Track #9 (20)
Atmosfera quasi carpenteriana-cibernetica, con droni robotici in riverbero ed il monologo di uno yankee che sembra sbruffone ma al contempo anche quasi impaurito.


Lato B - Track #11 (22)
Di nuovo atmosfere techno-trance, questa volta più da club europeo che da acid-rave inglesi, da EBM, ciberneticamente allucinate. La qualità è davvero bassa ma dovrebbe essere facilmente riconoscibile da parte di un super-esperto del settore.


Completavano la C-90 questi altri artisti: Orb, Clock Dva, Pop Group, Embryo, Ozric Tentacles, Echo Art, This Mortal Coil, Shamen, Future Sound Of London, Porcupine Tree e Art Of Noise. 
Qui c'è il post originalmente apparso su TM#1, che fino a quando era possibile avere le statistiche di Mediafire aveva guadagnato n. 120 downloads.

Segue vol. 2...........

giovedì 14 febbraio 2019

Post-Shazam #1 - Mental Hour vol. 1 Lato A (1993)

Anche dopo 25 anni, non mi sono ancora arreso. Shazam ha fatto un ottimo lavoro, per essere un applicazione essenzialmente mainstream. Onore ai compilatori del database che hanno incluso nelle miniere Clock Dva, Ozric Tentacles, Embryo, Pop Group ed altre eminenze del sotto-suolo. So che non ci sono praticamente speranze, ma quantomeno un'appello scritto e reso pubblico viene rilasciato per restare. Qualcuno conosce titolo e/o artista nei video sottostanti?
Parto, superfluo, dal leggendario primo volume (aehm, la prima C-90, rigorosamente TDK) della Mental Hour di Planet Rock. Siamo nel Gennaio del 1993.
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Lato A - Track #1 (01)
Intro anomala. 20 Secondi di Contrabbasso Jazz, fluente e felpato, folate di archi, piano in contrappunto. Collage? Estratto da un classicissimo del genere? O da un oscuro?


Lato A - Track #2 (02)
Purissimo tribal immerso in una giungla. Solo percussioni, un ronzio (credo il didjeridoo), ipnosi e girotondo incessante. Un minuto e mezzo.


Lato A - Track #3 (03)
Ancora tribalismi, ma di respiro ampio. Il flautino Andino svisa in libertà, trasportato dal vento, per poi atterrare attorno ad un falò, dove un gruppo di uomini grida ritmicamente, con enfasi, invocando chissà cosa
.

Lato A - Track #5 (05)
Torniamo in città. Il reading di un uomo, molto probabilmente anziano, asettico ma al tempo stesso inquietante, prima compatto e poi in sfaldamento, quasi robotico. Gli ultimi 30 secondi, un piano atonale, molto più inquietante, a volume basso, proveniente da una stanza attigua. Altissimo tasso di suspence. Cosa può succedere?


Lato A - Track #7 (07)
Dieci minuti netti, uno streaming techno-ambient molto romantico. Ritmo sostenuto ma non da club, refrain principale robotico ma profondamente melodico. Lo direi di provenienza europea, ma non dalla Perfida Albione, realizzato da artisti con delle influenze gotiche contaminate dai corrieri tedeschi. Chi mai sarà? Forse dei tardi Tangerine Dream?


Lato A - Track #8 (08)
Un fascinoso loop di armonici (piano elettrico o chitarra?) su cui si srotola un androide vocoder annunciatore, che inneggia al mitico Spillus DJ.

giovedì 31 gennaio 2019

Scarti da TM #42

Neutral Milk Hotel - In The Aeroplane Over The Sea (1998): Un decantatissimo della critica, specie da BU. Un cantautorato pop-acustico ma eseguito con un'urgenza ed una frenesia quasi inarrestabile, quasi tutto con chitarra, qualche ritmica e qualche fiato, ed una voce esacerbata. Qualche buon pezzo c'è. Ma io non arrivo al 7/10.

Peaking Lights - Cosmic Logic (2014): Gettano la maschera e si danno al synth-pop hypnagogico con voce ingenuamente stonata. Le chitarre non esistono più. E' stata una scelta di campo importante e forse anche coraggiosa. Alla fine è persino gradevole perchè non ruffiano, ma quelle di 936 erano ben altre luci. 5,5/10

Blues Control - A Full Tank (2007): Questi sono (erano?) i BC: un duo di sballati persi, in grado di prodezze come il primo album o di nefandezze come questa accozzaglia confusa, registrata malissimo, con inspiegabili inserti di Guns'n'Roses, giochini blues inqualificabili, e poca della sbobba su cui si esprimevano al meglio. 4,5/10

Rovescio Della Medaglia - Io come io (1972): Inferiore al mitico La Bibbia, forse perchè improntato su una maggiore cervelloticità e danneggiato da una produzione asettica come pochi altri in quegli anni. Ottimi momenti nella seconda metà, comunque. 6,5/10

Tomografia Assiale Computerizzata - Il Teatro Della Crudeltà (1987); Electro-art-post-RIO, molto distaccato dal debutto di pochi anni prima che avevo apprezzato. Di certo era una proposta molto originale, ma piuttosto dispersiva, troppo legata ad un flusso di immagini che occore visualizzare nella propria mente, e non è facile. 6/10

Tiziano Popoli & Marco Dalpane - Scorie (1985): Zingales è un grande, niente da dire. Mi ha fatto scoprire cose incredibili ma ogni tanto mi frega, specie su Rewind, quando parla di presunte perle disotterrate dal nulla come questa specie di new-age fatta con quelle tastierone MIDI che fanno accapponare la pelle. E non è la prima volta, confesso. 5/10

Fugazi - The Argument (2001): L'ultimo Fugazi era l'istantanea di un gruppo forse in discussione, indeciso sulla direzione da prendere: proseguire con la sperimentazione o tornare a rollare come all'inizio? Frutto di una probabile faida interna, non accontentò nè gli uni nè gli altri. Poi oh, erano sempre i Fugazi. 6/10

John Carpenter ‎- Anthology (Movie Themes 1974-1998): Remake interno di certuni classici. Senilità apparente per Carpenter che si auto-celebra, con un autoironia quasi insospettabile. Il trattamento è hauntologico con qualche caduta nel tamarrismo più totale, come l'iniziale. Certi brividi sono perpetrati, anche in contesti dubbi. 6,5/10

Guru Guru - Hinten (1971): La maledizione di UFO, la pietra miliare di esordio, fu deleteria per i GG. Da temibili e sbandati psych-corers si trasformarono in professionisti dello sballo, e per quanto Hinten sia gradevole, non può reggere il confronto con quel monumento dell'anno precedente. 6,5/10

Quicksilver Messenger Service - Winterland November 1968: Gran fregatura, questo live di cui da qualche parte avevo letto si trattasse di una variante da sballo di Happy Trails. Sorpresa, è esattamente quello replicato e perlopiù con una patina ingiallita (dovuta alla non produzione). Il resto poi è passabilissimo, a parte Smokestack lightning. Doppione pressochè inutile. 6/10

Watter - History Of The Future (2017): Non mi convince di nuovo, il secondo album side project di Zak Riles dei Grails; ancor di più perchè il mito Britt Walford c'è e non c'è, e pare che ora sia fuori. In ogni caso, siamo sul versante Grails un po' più ripulito e fin troppo estroso, girandolante e policromo. A tratti bello, ma non abbastanza per stregare. 6,5/10

Dzyan - Electric Silence (1974): Psych-Kraut di bassa classifica, per un terzetto teutonico molto tecnico, ai limiti del jazz-rock più estatico. Vanità e velleità, sventagliate di sitar, ritmica a parte ma che quando si sveglia, scatenatevi bestie. La differenza con gli Ash Ra Tempel non era nel talento, era nelle visioni. 6,5/10

John Lennon & Plastic Ono Band - John Lennon & Plastic Ono Band (1970): Ho sempre trovato irritanti i Bitolz, e non sopporto neanche il Lennon più maturo, proprio perchè aveva pose e velleità intellettuali che fanno quasi sorridere. Risibili le ritmiche, prosciugate le canzoni, ben poca sostanza e tanto fumo. E la Ono? Qualche abbellimento superfluo. Bah. 5/10

Giles Corey - Deconstructionist (2012): Le note: This is not a regular album, e via con un pistolotto filo-medicale che fa incuriosire. In realtà Barrett ha partorito un mostro da un ora e mezza, un concept su temi leggerini come il suicidio, che vive di stasi insopportabili, di suoni che non vanno da nessuna parte, di ossessioni da cella d'isolamento. Non va. 4,5/10

lunedì 31 dicembre 2018

Scarti da TM #41

VV.AA. - WeMe10ans (2014): Compilation di pura acid-house che ho acquisito solo ed esclusivamente per la presenza di un inedito di Leyland Kirby, dato che sono del tutto ignorante in materia. Devo ammettere che si tratta veramente di una buona antologia, però, con delle punte che sfiorano l'Aphex Twin d'annata, ovviamente altalenante ma in sostanza un 3/4 d'ora piacevole. 6,5/10

Richard Chartier ‎- Removed (2017): Collaboratore di Basinski ma soprattutto prolifico ambientalista da circa 20 anni, con questo acclamato il californiano esplora il confine fra musica, drone e silenzio. Richiede moltissima attenzione perchè perdere il filo è un attimo, ed io l'ho smarrito una certa. 6/10

Tom Recchion - Sweetly doing nothing (2006): Da questo punto in poi il magico Tommy ha ripiegato la sua fantastica musica su un elettroacustica ombrosa, seriosa e quasi priva dell'ironia palpabile che ha colorato la sua parabola gloriosa. Resta un buonissimo prodotto ma senza quei colpi di genio a cui ci aveva abituato, lascia un amaretto in bocca. 6,5/10

Kevin Coyne - In Living Black And White (1976): Live celebrativo del primo KC, a due facce: metà solo voce e piano elettrico, molto cabarettistico, e metà full band con uno scatenato Andy Summers, in procinto di formare i Police. Un blues-rock sostanziale e sanguigno, con ottima tenuta istrionica, ma privo di quella profondità che ha contraddistinto i suoi primi dischi. 6,5/10

Carl Stone ‎- Four Pieces (1989): Il minimalismo polifonico di Stone, con delle punte d'eccellenza nei loops vocali e dei nadir nelle orchestrazioni più intricate, danneggiate da quel maledetto suono plasticato dei suoni a pochi bit. Costava molto di più usare degli strumenti veri per quelle partiture avanguardistiche? 6/10

Franti - Il giardino delle 15 pietre (1986): Propaggine avanzata di un art-Rio-post-punk, declinato in diverse (troppe) salse: reggae, punk, cabaret, ed altro. La voce femminile così declamata alla lunga tedia, finendo per far passare a volte in secondo piano le musiche, intriganti. 6/10

Air Conditioning - The Ocean (2007): L'ultimo, improvviso lavoro degli AC in formato cassetta a 100 esemplari. Terminava così la breve corsa del più grande act harsh-yankee-noise, con una concentrazione qualità/quantità colossale. Meno rifinito, con poche sorprese e molto trapano, rispetto ai 3 dischi maggiori, ma sempre una terapia d'urto che non lascia indifferente. 6,5/10

My Cat Is An Alien - Leave Me In The Black No-Thing (2006): Due pezzi per un ora per gli Opalio Bros in uno dei loro più pubblicizzati, che mi lasciano un filo perplesso. Rumorismo psichedelico un po' gratuito, molto flusso di coscienza affastellato ed accatastato. Sonorità harsh ma ben confezionate. 6,5/10

venerdì 30 novembre 2018

Scarti da TM #40

Colleen - A Flame My Love, A Frequency (2017): Elettro-cantautrice francese in attività da parecchi anni, ora su Thrill Jockey. Un mix di hypna-kraut intimista fascinoso ed ovattato. Il disco trova il suo bandolo solo verso la fine, quando si mette a cantare vellutatamente in un paio di ottimi pezzi. Prima però tanti, tanti sbadigli con gli strumentali, erranti senza punto. 6/10

Sweet Okay Supersister - Spiral Staircase Sass (1974): Inizia benissimo, questo disco di olandesi pazzoidi, con un raffinato zappismo di derivazione Hot Rats, ma poi scade clamorosamente in un cabaret-vaudeville appiccicoso e ruffiano. Prima parte molto buona, seconda quasi inqualificabile. La media fa 5,5/10

T. Rex - Electric Warrior (1971): Per me questo insopportabile e ruffianissimo glam-rock può anche essere l'equivalente inglese di Gianni Morandi. 4/10

Luluc - Sculptor (2018): Coppia mista australiana salita alla ribalta più che altro per la stima di colleghi famosi, forse. Si tratta di un cantautorato molto intimista, che non si illude certo di replicare le gesta di Low e/o Beach House, ma gira su modelli molto più classici, alla Simon & Garfunkel. Che non è proprio un bel complimento, a mio parere. Resta non disprezzabile, comunque, al netto di qualche svenevolezza davvero diabetica. 6/10

Ida - I Know About You (1996): Finito su un 20 Essentials di BU forse più per riempitivo che per reale merito. Un buon suono, canzoni piuttosto zuccherine ed impasti vocali misti quasi alla Low ma alquanto privi di altrettanta profondità. Stiracchiato 6/10

Dear Hunter - Act V - Hymns With The Devil In Confessional (2016): Pop-prog lussureggiante e forbito, con arrangiamenti curati ma mai pomposi o noiosamente ridondanti. Qualche traccia più elaborata è veramente ottima, ma in maggioranza è ruffianeria, piacioneria, zuccherosità ai limiti del radiofonico. 6/10

mercoledì 31 ottobre 2018

Scarti da TM#39

Seirom - I Was So Sad (2016): MDJ si è fatto un po' prendere la mano e, citando il titolo del suo splendido terzo disco, la luce ha inghiottito tutto: il 4° Seirom è di fatto il suo album new-age; statico oltre misura, inondato di tastieroni hauntologici, quasi dolciastro, svanito, poco sviluppato come tematiche. Cocente delusione, e si poteva quasi prevedere, in progressione. 5/10

Snatch - Shopping For Clothes 12'' (1980): Difficile giudicare un EP, soprattutto se nella List. Tre pezzi da parte di un duo femminile art-elettro-punk stanziato a Londra a fine '70, con tutte le contraddizioni della situazione. Un inqualificabile pseudo-jazz, un elettro-funk schizoide, un delirante stomp-wave. La media fa 6,5/10.

Quix O Tic - Mortal Mirror (2002): Originalissimo trio di Washington, di area indie (su Kill Rock Stars). Una specie di soul-pop virato dark con cantato femminile vibrato, suonato scarnissimo, per larghi tratti soltanto basso e batteria. La sorpresa finisce presto e subentra la noia, con la mazzata finale di un'inspiegabile Lord Of This World che ammazza letteralmente. Pitchfork gli ha dato 3.6, io sono più magnanimo. 5/10

Lorde ‎- Pure Heroine (2013): Dischi di puro diabete come questo mi fanno tornare a sentire i miei 20 anni: fanculo il mainstream, fanculo i ritmi hip-hop, fanculo i coretti r&b, fanculo tutti.  E mi fanno tornare ad avere voglia delle chitarre. Magari con una produzione più suonata non sarebbe stato neanche malaccio, ma anche le canzoni non sono granchè. 4,5/10

Galaxie 500 - Today (1988): Termino qui il mio rapporto con la discografia dei G500, composta di un grande disco (On Fire), uno mediocre (questo) ed uno scarso (l'ultimo). Pochi gruppi nella storia sono stati così integralisti; canzoni praticamente tutte uguali, seppur diverse nei risultati sostanziali, un paio soltanto indimenticabili e per il resto tanti sbadigli.  6/10

Polyrock - Changing hearts (1981): Inferiore al debutto di un anno prima, seppur gradevolmente art-wave, perchè meno arty e scevro di quelle trovatine che lo rendevano speciale. Più legato alla new-wave secca e ritmata, più Devo, in sostanza meno geniale. Sancì lo split. 6,5/10

Olivia Tremor Control ‎- Music From The Unrealized Film Script ''Dusk At Cubist Castle'' (1996): Odio i Beatles, e la scheda di PS per me è Pura Bibbia giustizialista. Per cui non digerisco neanche dischi come questi, che vengono santinati più o meno da tutta la critica. 5/10

Bowery Electric ‎- Beat (1996): Sonorità fascinosamente electro-shoegaze per una band che rinnegava le chitarrosità del debutto di appena un anno prima, che comprai dal Pig. Ma la noia domina in lungo ed in largo, lasciando che la cura del suono prevalga su un songwriting che in realtà non esiste. Due-tre spanne sotto i Seelfeel. 6/10

Ogive - Folds (2017): Ambient organica brulicante più che dronica, per 5 lunghi FLAC che fanno della ricerca e del puntiglio del suono la loro mission, a mia ipotesi. L'encefalogramma però fa ben pochi sbalzi, relegandola a merissimo sottofondo per qualsiasi cosa; non influenza per niente ciò che si fa durante. 6/10

Electric Wizard - Come my fanatics (1997): Ecco la differenza fra fuoriclasse (Sleep) e brave formazioni di buona classifica come gli EW: un disco che inizia alla grande, con suono sulfureo e supercartavetroso, da manuale doom-metal, e poi cala drasticamente dalla metà in poi, fino a diventare prevedibile nonostante l'indubbia maestria malefica. 6,5/10

Tom Waits - Rain Dogs (1985): Tanta, tantissima stima, ma non è proprio il mio genere. Lo preferivo nei '70. 6,5/10

Jandek - White Box Requiem (1996): Mi sembrava strano. Avevo ascoltato solo Blue Corpse e lo avevo  trovato bellissimo. Forse Jandek ha dato il meglio di sè sul filone chitarra acustica/voce negli '80; la sventura sonora ha un suo fascino perverso, ma questo è davvero troppo, troppo semplicistico per colpire. 6/10

Message To Bears - Carved From Tides (2016): Purtroppo il buon Jerome alterna dischi riuscitissimi (Maps) a pallide reiterazioni del suo estatico glitch-folk (Folding Leaves, questo). Credo sia giunto il momento di dare una sterzata, perchè ormai il filone ha esaurito la sua vena e ripetersi oltremodo non giova al suo status artistico. 6/10

Jandek - Glasgow Monday (2006): Sembra che parlare male di Jandek sia illegale, ma per me questo live per sussurro senile, piano demente, soffi di basso e sfrigolii di piatti è indifendibile: va bene la naiveteè, va bene il personaggio che si svela e tutte le sue storie accessorie, ma questo è veramente troppo. Almeno con la chitarra c'è maggior spettro sonoro e dinamismi. 4/10

Rake - Intelligence agent (aka g-man) (1996): Parecchio inferiore al precedente dell'anno prima, il doppione super-folle che ce li ha consegnati come degni eredi di taluni giganti del passato. Una formula così instabile e precaria necessitava di maggior lucidità (sembra un ossimoro, ma è così) e qui i Rake l'avevano smarrita. Oppure si prendevano troppo sul serio. 6,5/10

Radar Bros. - Radar Bros (1996): Un Top 20 dello Slow-Core secondo BU. Un'onesto e semplice lavoro di folk-rock pigro, svogliato e sottilmente elettrico secondo me. Emerge qualche buona composizione, ma quando decidi di mantenere un battito così uniforme come ritmiche ed emotività, sono ben altri i livelli che ti devono differenziare dal mucchio. 6,5/10

domenica 30 settembre 2018

Scarti Da TM #38

Magical Power Mako ‎- Super Record (1975): Secondo album di Makoto Kurita dopo quel Magical Power che ne aveva rivelato il talento folle. Delusione, perchè qui lo psycho-ninja ripiega del tutto su un acid-folk svanito ed incantato senza remore. nascondendo quell'eclettismo che aveva brillantemente dimostrato prima. 5/10

Trevor Wishart ‎- Red Bird - A Political Prisoner's Dream (1978): Ho avuto momenti in cui ero molto più dentro la sperimentazione brada elettro-acustica degli anni '70. Adesso non è uno di questi, e a farne le spese è questo lavorone di meccanica, voci e volatili che forse ha solo la colpa di essere un pochettino lungo. 6,5/10

Ya Ho Wa 13 - Ya Ho Wa 13 (1974): Blues-country-rock amatoriale e dozzinale per una band formatasi in una comune di vegetariani californiani capitanati da una specie di santone che fu il primo ad aprire un ristorante del genere e si vantava di avere una dozzina di mogli, oltre che di cantare con una prosopopea insopportabile. Quasi inascoltabile. 4/10

Wire - Nocturnal Koreans (2016): Il (ormai) solito disco dell'età pensionabile dei nuovi Wire, perfetto, levigato, melodico, prodotto superbamente, con il tiro di fabbrica e l'inerzia di due marpioni come Newman e Lewis che col pilota automatico inserito vanno avanti senza fare una piega. Ma alla fine è solo acqua fresca. 6/10

VV.AA. - Untitled 10 (The Black Album) (2010): Compilation a base di ambient, glitch ed affini, che soffre di una certa discontinuità e monotonia (che sembra un paradosso ma è così), ed a cui perfino il mio idolo Leyland Kirby fornisce un inedito scialbo e prevedibile, il che significa lo scarto di uno scarto degli scarti. 5,5/10

Throbbing Gristle ‎- Part Two - The Endless Not (2007): Il ritorno dei TG, per una fusione interessante di cantautorato deviato, elettronica lussuriosa, industrial-jazz, un po' innocuo a paragone con le prove originarie ma con suoni davvero invidiabili. Certo se l'avessero fatto dei giovanotti sarebbe stato un esordio molto positivo. 6,5/10

Aidan Moffat & RM Hubbert ‎- Here Lies The Body (2018): Il buon vecchio con un chitarrista coevo e conterraneo, per un disco prettamente acustico che cerca (invano) di resuscitare arie del passato. Qualche brividino non è sufficiente per far rinascere quei brividoni. 5,5/10