domenica 31 dicembre 2017

Scarti Da TM #29

Beggars Opera - Act One (1970): Prog dalle fortissime influenze classiche, con tanto di medley pirotecnico, un'attitudine sfrenata e tanta passione. Bravissimi i musicisti, ma è un suono invecchiato male, malissimo, più dei Nice e degli ELP, di cui furono rivali minori. 6,5/10

Psycheground Group ‎- Psychedelic And Underground Music (1971): Vade retro: il solito Reverberi con i Nuova Idea, una roba buttata talmente là che sembrano prove di un gruppo stanco di comporre e che una sera si cazzeggia con luoghi comunissimi blues, plagi Pink Floyd e sessantate beat fuori tempo massimo. Bleah. 4/10

Subaudition - Light on the Path (2009): Secondo ed (?) ultimo del duo finlandese, stesso coordinate del bellissimo The Scope, ovvero un lirismo inguaribile, struggenza, neve che cade, male di vivere, insomma commovente ma leggermente inferiore al precedente. Con una voce decente avrebbero fatto grandi cose. 6,5/10

Logos - Cold Mission (2013): Continuo a non impazzire per le nuove frontiere dell'elettronica, sbandierate come chissà che cosa. Un suono algido, freddo, senza cuore; attenzione, non da buttare via, sia ben chiaro, ma da qui a classificarla come novità...Boh. 6/10

Supersilent - 13 (2016): Lasciati a casa gli strumenti suonati, ormai la musica dei Supersilent si è ridotta ad un elettronica disastrata, falsamente impressionistica, desolatamente vuota e priva di ogni significato. 4/10

Vonneumann - NorN (2017): Se dopo quasi vent'anni di attività sono rimasti un entità sconosciuta, un motivo ci sarà. Con l'esperienza e la malizia si possono aggirare tante cose, ma non l'effettiva mancanza di talento. Math-electro-rock senza nerbo, luccicante, quasi patinato quando gli ospiti prendono il sopravvento. Mah. 5,5/10

Tim Buckley - Venice Mating Call (Live 1969): Nuovo live ricavato dallo stesso tour che più di 20 anni fa fu documentato sul Live at the Troubador. Era una fase intermedia, non più il menestrello divino del 68 e non ancora lo Starsailor eroico del 70. Molto flusso di coscienza, classe cristallina ma c'è stato di meglio. 7/10

Savoy Grand - Dirty Pillows (2000): Debutto acerbo ed inferiore al successivo Burn the furniture per i protagonisti del brit-slowcore più innocente e delicato. Atmosfere indubitabilmente autunnali ed introspettive; buono per i completisti, troppo diluite le composizioni. 6,5/10

Andy Stott ‎- Too Many Voices (2016): Passo indietro di Stott sul fighettismo, sulla patinatità, sulle voci sensuali. Ciò che sporcava nobilmente Luxury Problems è stato ripulito, e ridimensiona la classe dell'inglese. Speriamo sia una transizione. 6,5/10

Dälek ‎- Gutter Tactics (2009): Noise-hip-hop psichedelico, interessantissimo, scuro, ossessivo, acido, sulla carta fenomenale. Alla lunga però il rappato si dimostra qualcosa a cui sono allergico, ed inficia sul mio entusiasmo per le sonorità, notevolissimo. 6,5/10

Ergo - As Subtle As Tomorrow (2016): Jazz antico e modernissimo al tempo stesso, una specie di traslazione del Canterbury al giorno d'oggi, un po' dolente ed un po' gioviale, mai narciso, puntuale e conciso. 6,5/10

giovedì 30 novembre 2017

Scarti Da TM #28

Squadra Omega - Materia Oscura (2017): Continuano a non convincermi gli SO, sempre più impelagati in un coacervo di psichedelia, jazz e sperimentazione che non condivido con lo spirito più genuino della IOP. Risaputi, seppur gradevoli. 6/10

Daevid Allen ‎- Banana Moon (1971): Idee ancora un po' affastellate per il guru dei Gong, che si perdeva un po' fra psichedelia, cabaret e bizzarrie assortite. Il pezzo lungo lascia intravedere gli sprazzi di puro genio che tarderanno poco ad arrivare, comunque. 6,5/10

Andrew Douglas Rothbard - Abandoned Meander (2006): Dai fasti dei grandissimi Pleasure Forever alle vesti dimesse soliste, Rothbard ce ne ha messo del suo, e parecchio, al punto che ti chiederesti se davvero è lui. Un Syd Barrett melodrammatico piombato nel mondo moderno dal nulla. Ma mi aspettavo di più; troppa enfasi e visioni semi-lucide. 6,5/10

Third Eye Foundation ‎- Semtex (1996): Il pre-progetto di Matt Elliott. Jungle-noise senza alcun dubbio originale e ricercato, con un po' di shoegaze. Non tutto ciò che brilla è oro, però è senza dubbio meglio di cosa è diventato da songwriter acustico. 6,5/10

NON - Physical Evidence (1982): Pre-power electronics cruento e trucido per uno dei dischi più citati per Boyd Rice. Inizia maluccio per poi riprendersi. Lo-fi d'antan che forse oggi fa sorridere ma chissà la paura ai tempi....6/10

Dreamfish - Dreamfish (1993): Namlook + Mixmaster Morris. Inizia benissimo con una splendida divagazione kraut-cosmic ma poi butta tutto all'aria con una traccia di 28 minuti che sono sembrati lunghi 28 ore. Ed il resto ne patisce l'effetto soporifero. 5,5/10

Red Chair Fadeaway - Mesmerised (1993): Piccola memoria badiniana dei primissimi Rockerilla che comprai. Folk-rock mutuatissimo dalla seconda metà dei '60, e chissà perchè scriveva che era psichedelico. Poco più che amatoriale, anche se fatto con passione. 5/10

Curved Air ‎- Second Album (1971): Ibrido prog-canterburyano che, fosse stato più oculato, sarebbe passato alla storia, mentre invece resta più impresso per la voce della cantante, per il violino e ben poco per elementi più importanti come le composizioni, le tastiere, etc. Seconda fascia, interessante per i completisti che voglio dire "ho ascoltato praticamente tutto". 6,5/10

Moonshake - The sound your eyes can follow (1994): Originalità a tutti i costi non sempre vuole dire buoni risultati. Dopo una rivoluzione in line-up i Moonshake chiudevano col passato e realizzavano una sarabanda per samples, fiati, ritmiche festaiole e voce enfatica. C'era del gusto ma l'output non proprio memorabile. 6/10

National Health - National Health (1978): Solo due parole: perfezione formale ed eleganza in questo tardo prodotto del jazz-prog canterburyano. Difficile discutere sulla maestria dei personaggi coinvolti, ma eravamo già fuori tempo massimo....6,5/10

Karlheinz Stockhausen - Klavier Stuecke (1958-59): Svolazzi schizzati per solo piano, con spartito in formato A1 e partitura soggetta ad alea. Riservato agli addetti ai lavori? 6/10

Crass ‎- Christ - The Album ⁄ Well Forked - But Not Dead (1982): Molto inferiore allo storico debutto Stations: troppo spezzettato, con elaborazioni fuori dalla loro portata, chitarre un po' gonfiate ed una artefazione eccessiva. Ma ci poteva stare, per motivi extra-musicali. 6/10

PJ Harvey - Is this desire (1998): Non sono un particolare estimatore dell'album "elettronico" della divina PJ, certo le prodezze non mancano ma mi sembra un disco un po' smorzato, in cui le emozioni sono state represse quasi brutalmente. Insomma, il classico di transizione fra la fase giovanile e quella, fantastica, della maturità. 7/10

martedì 31 ottobre 2017

Scarti Da TM #27

Oneida - Rated O (2009): Folli, folli, folli Oneida a fare un triplo cd dopo il 2000; un passo decisamente più lungo della gamba, col risultato che gli ottimi spunti ivi inclusi vengono superdiluiti in una lunghezza insostenibile. Condensando accuratamente ne sarebbe uscito un loro capitolo dignitoso, dato che il meglio l'avevano ormai già dato. 5,5/10

Unwound - Fake Train (1993): Hardcore-noise cattivissimo per i giovani Unwound; frenetico, assordante, cinico. Ormoni a palla. Acerbi e poco in confronto a quanto riusciranno a sviluppare negli anni successivi. 6/10

Talk Talk - Live At Montreux 1986; Uscito su DVD, un filmato che già conoscevamo. La qualità audio ed il missaggio sono nettamente inferiori all'eccezionale Live In London, e forse anche la performance. Ma stiamo parlando comunque di documenti importantissimi e di grandi concerti. 7/10

Mike Oldfield - Ommadawn (1975): Una pompa ed una magniloquenza quasi mai sentite, che finiscono per inficiare quella che forse sarebbe stata un'intrigante suite. 6/10

Gracious! ‎- Gracious! (1970): Prog eclettico, con un ottimo inizio ed una progressione che cala drasticamente fra teatralità, vaudeville e sbornie varie. Ma la prima parte resta molto molto valida e grintosa. 6,5/10

Jesus and Mary Chain - Darklands (1987): Lenzuolata di motivetti pop direttamente mutuati dai Velvet Underground, di fatto un tradimento se confrontato al ben più rumoroso debutto. Alcuni (motivetti) sarebbero decisamente validi, ma tutto è ricoperto da una coltre di zucchero caramellato che fa venire il diabete. 5,5/10

Bill Nelson ‎- Chance Encounters In The Garden Of Lights (1988): Sue alcune fantastiche chitarre su Gone To Earth, nonchè una composizione. Da solo Nelson fa una specie di new-age-core, brevi strumentali esuberanti dalle fastidiosissime timbriche '80. Potrei riparare dicendo che è hauntologia, ma in realtà la stucchevolezza prevarica un po'. 6/10

Out Of Focus - Four Letter Monday Afternoon (1972): Progressive/jazz piuttosto eclettico... giudicheremo il disco per quello che è: una miscela intelligente e fascinosa di timbri e sonorità anni Settanta (con un eccellente sezione fiati) che, pur senza evidenti picchi, riesce lentamente a consegnarsi alla nostra ammirazione. (Vlad Tepes) 6,5/10

Tokyo Kid Brothers - Golden bat (1971): Musical dal vivo, ovviamente in lingua e quindi incomprensibile, di buon eclettismo e suonato da dio (fra prog, jazz e cabaret). Difficile però discernere dalle immagini, che a giudicare dalle risate del pubblico dev'essere stato molto divertente. 6,5/10

Sonic Youth - Bad moon rising (1985): Profanazione del mito? Ebbene sì. Per quanto potesse essere rivoluzionario, innovativo, etc quanto ti pare, lo trovo un disco tutto sommato abbastanza monotono. Poi alcune cose sono notevoli, eh, ma la sostanza resta questa qui. 6,5/10

Theatre Of Hate ‎- He Who Dares Wins (1981): Un gruppo che dal vivo era peggio che su disco, in tempi new-wave, significava il male assoluto, e i TOH lo erano. 4,5/10

Nurse With Wound - The Surveillance Lounge (2009): Un lavoro un po' prevedibile, che forse vorrebbe essere l'aggiornamento del classicissimo Homotopy To Marie, ma in realtà si sfoglia come un catalogo di luoghi comuni stapletoniani sì, sempre gradevole e ben realizzato, ma ahimè non più shockante come un tempo. 6/10

Caroliner Rainbow Hernia Milk Queen - Rear End Hernia Puppet Show (1985): Una versione spastica ed ignorante dei Sun City Girls, che mischiava con incoscenza folk, rumorismi ed amatorialità. Difficile, molto difficile da digerire. 5/10

Giuliano Sorgini ‎- Zoo Folle (1974): Lo chiamano un disco di jazz-funk, ma in realtà lo è solo il primo pezzo, perchè poi si va a tutto gas con sinfo-stucchevolezze da colonna sonora major del periodo (era per un documentario del fratello di Fellini sulle condizioni degli animali confinati negli zoo). Discreto, comunque. 6,5/10

Death In June ‎- But, What Ends When The Symbols Shatter¿ (1992): Magniloquente e lussureggiante folk del settore presunto "apocalittico", in verità molto solare, direi, quasi ottimista. Adesso però basta col top20 di Blow Up, perchè è evidente che non è proprio un filone per me. 6/10

Steven R. Smith - Crown Of Marches (2005): Lungo mantra per chitarra distorta, dai toni apocalittici ma anche dimessi, ben eseguita e dispiegata: non un caposaldo del suo genere, ma un buon ascolto. 6,5/10

Troller - Graphic (2016); Synth-pop con voce femminile acuta, con qualche spruzzata di gotico. Nulla di eccezionale. 6,5/10

Lorenzo Senni ‎- Quantum Jelly (2012); Elettronica secca ed appuntita per un italiano che ha saputo trovare riscontro all'estero. Io lo trovo un po' troppo asettico per attirare ascolto e concentrazione. 6/10


sabato 30 settembre 2017

Scarti Da TM #26

Vas Deferens Organization - Saturation (1996): Difficile ripetersi ad altissimi livelli su tante uscite concentrate in un paio d'anni: nonostante l'evidente cura e perizia con cui fu realizzato, resta un disco involuto, troppo cupo e privo di humour come i nostri ci avevano deliziato. In due parole, troppe chitarre. 6,5/10

Nicola Alesini & Pier Luigi Andreoni - Marco Polo (1995): Art-etno-jazz da parte di un tastierista ed un fiatista a me sconosciuti. Serie dischi che ho ascoltato perchè partecipa David Sylvian (abbastanza spento). Poi comparsano persino R.Eno e H.Budd. Al netto di 3-4 episodi rimarcabili, è una salotteria un po' vaporosa da digerire. 5,5/10

Irata - Sweet Loris (2015): Inspiegabile svolta degli Irata, autori nel 2010 di un interessantissimo disco art-core strumentale. Col secondo, dopo ben 5 anni, si danno ad un post-metal cantato con enfasi e pieno di chitarroni, che già di per sè sarebbe indigesto; per il confronto col predecessore, lo rendono un disastro. 4,5/10

Planning For Burial - Below The House (2017): Ormai ex-nostro, Ciccio stecca anche il terzo album lungo, fallendo di nuovo il tentativo Codeine+RHP virati in salsa ambient-doom-metal. Supersfida talmente difficile da essere impossibile. Un paio di ottimi pezzi non bastano a rinvigorire un disco sfocato ed eccessivamente disomogeneo. 6/10

Sensations' Fix - Portable madness (1974): Il lato oscuro di Falsini, immerso in un trip continuativo di roccioso space-rock, strumentale e ben poco incline alla struttura compositiva. Quando sappiamo invece che il meglio l'ha dato quando si è dedicato alle canzoni o alle colonne sonore. L'output andava selezionato meglio, in quei 2-3 anni. 6/10

Piero Umiliani - L'uomo nello spazio (1972): Dev'essere il periodo negativo che sto passando, oppure che oggi sono stato dal dentista, insomma oggi non mi va bene nulla se non gli storici. Persino un Umiliani in versione space-freak mi sembra banalotto, un po' troppo di servizio, ordinario. 6/10

Sol Invictus - Trees in Winter (1990): Poche correnti sono invecchiate male come il folk apocalittico, solitamente in mano a cantautori incredibilmente monotoni, enfatici, chitarristi scarsi ed ancor peggio cantanti. Questo è un classico del genere. 5/10

XTC - White Music (1978): Non fosse per il brio e la verve tipica degli anni, l'avrei liquidato come un poppettino innocuo e persino irritante. 6,5/10

Marriages - Salome (2015): Rispetto al deludente esordio qualcosa è migliorato, ma niente per cui esaltarsi: maggior messa a fuoco verso un gothic-gaze femmineo ma robusto, alcune più che discrete composizioni; peccato per la perdita del buon vecchio Clifford, soprattutto alla luce del nuovo batterista che soffre un po' di protagonismo tecnicistico. 6,5/10

Horseback - Dead Ringers (2016): Sufficienza soltanto per la curiosità che ispira, un mix di blues desertico ed elettronica, che meriterebbe un minimo di sforzo compositivo che ahimè, è pressochè inesistente. 6/10

Gorguts ‎- Colored Sands (2013): Vent'anni dopo, il progresso di una delle migliori bands del post-grind è praticamente zero. Un carrarmato tritatutto, ma alla lunga che palle....5/10

Komintern - Le Bal Du Rat Mort (1971): Non mi aspettavo, sulla List, la presenza di un disco politico; li immaginavo più anarchici che simpatizzanti comunisti come questo che si potrebbe candidare a disco più comunista della storia: una musica invecchiata così male che già in un festival dell'unità del 1978 sarebbe stata presa a fischi e schiaffi, ed è altrettanto datatissima quanto le ideologie di sinistra di quegli anni. Lo scrive uno che si ritiene di sinistra e lo è anche di mano (e piede). 5/10

Mira Calix - Eyes Set Against The Sun (2006): Raffinato ed elegiaco mix di elettronica, musica da camera, soundtrack da balletto d'avanguardia e/o documentario. Il tocco femminile conferisce una apprezzabile gigioneria ad un output che forse vorrebbe anche essere spensierato, ma non funziona sempre tutto. Ed è troppo lungo. 6,5/10

White Flight - White Flight (2006): Frontman di band indie-pop si ricicla solista semi-spostato, tratti interessanti ma la forzatura appare evidente. 5,5/10

Smegma - Nattering Naybobs Of Negativity (1988): Non riesco decisamente ad apprezzare questa storica formazione originaria della LAFMS, forse l'unica tutt'ora in attività oltre a Tom Recchion. Hai voglia a parlare di avanguardia noise quando alle mie orecchie sembra tutto un immane scazzo senza visione. 5,5/10

Gilgamesh - Gilgamesh (1975): Jazz-rock tipicamente canterburiano, con elementi di quel ramificatissimo albero genealogico che mi sono annoiato soltanto a decifrare. Fattostà che si tratta di un tipicissimo disco canterburiano, con i pregi ed i difetti: suonato da dio ed esteticissimo al tempo stesso. 6,5/10

Le Masque - Il Signor Gustavo Coscienza (1990): Art-pop assolutamente peculiare ed altamente intellettuale, quello dei milanesi che avrebbero meritato un successo mainstream per l'accessibilità della loro proposta: francesismi, europeismi, poetica, eleganza, ma anche una buona dose di stucchevolezza e manierismo. 6/10

Art & Language & Red Crayola - Corrected Slogans (1976): Insopportabile teatrino vaudeville dei RC durante il loro periodo inglese. Ben poco di musicale (e neanche interessante) e fin troppo recitato, onde per cui i non adatto ai non madrelingua. Con Mayo Thompson è sempre stato così: geniale o imbarazzante. 5/10

Markus Stockhausen & Jasper Van't Hof - Aqua Sansa (1980): Ristampa santino di Zingales. E' un peculiare incrocio di ambient, new-age, jazz (per la tromba che solca ovunque) che ha dei bei tratti ma poi si perde specchiandosi eccessivamente e gigioneggiando senza fine. 6/10

Gold Dime - Nerves (2017): Interessante effluvio di tale Andrya Ambro, difficilmente collocabile ma al tempo stesso dalle influenze ben riconoscibili: un cantautorato ossessivo, graffiante ma al tempo stesso accessibile e con molta enfasi sul canto, con strutture musicali minimali per quanto ricercate. Ma alla fine non si sa dove andare a parare. Potrebbe migliorare. 6,5/10

Volcano The Bear ‎- The Mountains Among Us (2002): Doppia suite di esoterismo agreste di 40 minuti per i freaks inglesi. Le sonorità hanno un fascino indiscutibile ma suona un po' di rimaneggiamento e cazzeggio. 5,5/10


giovedì 31 agosto 2017

Scarti Da TM #25

Niobe ‎- Voodooluba (2004): Cantautrice tedesca che cerca di macinare più o meno tutto; un talento sprecato al servizio del "posso fare qualsiasi cosa". 6/10

Miracle - Mercury (2013): Dopo la virata synth-wave di Mothlite, Daniel O'Sullivan sbanda paurosamente verso un synth-pop plastico con quest'ennesimo progetto. Un paio di caramellose potenziali hit del 1982/83 peggiorano lo stato delle cose per un disco che dopotutto non sarebbe stato neanche malaccio. 5,5/10

Gruppo Di Improvvisazione Nuova Consonanza - Musica Su Schemi (1976): L'ultimo del Gruppo, diversi anni dopo i fasti delle soundtracks e di Feedback. Evangelisti era tornato all'avanguardia più pura e perchè no, anche ad un pizzico di narcisismo. Difficilotto da digerire a tratti, ma la classe è imbattibile. 6,5/10

Godflesh ‎- Streetcleaner (1989): Non sono mai impazzito per i Godflesh classici, e paradossalmente ho preferito il disco della reunion di 3 anni fa ad episodi lavici, claustrofobici e tanto idolatrati come questo. Per carità, la portata artistica non si discute, ma per me l'8 di tanti è lontanuccio. 6,5/10

Epitaph - Stop, Look & Listen (1972): Tedeschi che meno crucchi non si poteva. Un rock rustico e ruspante un po' british ed un po' westcoast, con poco blues e tanta verve. Passabile. 6/10

Coleman Grey ‎- Falling With A Thousand Stars.... (2015): Drone-psych, misticismo ed incenso, un po' alla Dylan Carlson, che già da solista non è propriamente eccezionale. Figurarsi questo che non ha neanche la metà del talento di colui che procurò il fucile a Kurt Cobain. 5/10

lunedì 31 luglio 2017

Scarti Da TM #24

Zweistein - Trip - Flip Οut - Meditation (1970): Cantante pop tedesca si camuffa sotto nome maschile francese e si allea con la sorella per un pastone interminabile (3 vinili) di voci manipolate, effetti elettronici e tutto ciò che si può inquadrare nella categoria "casaccio puro". Truffe della List. 5/10

Painkiller - Execution Ground (1994): Zorn, Laswell and Harris, ovvero dub-free-jazz-core-ambient. Ora che sono passati oltre 20 anni, possiamo capire che era tutto un'interminabile sbrodolamento, uno spreco di talento immane a dispetto dell'idea a dir poco illuminante.  5/10

Harry Bertoia - Bellissima Bellissima Bellissima ⁄ Nova (1970): Scultore italo-americano che ad un certo punto si diede alla registrazione di suoni prodotti da elementi di metallo, lastre, tubi. Avveniristico ed anticipatore di certo industrial, ma resta sostanzialmente un campionario, per quanto suggestivo. 6/10

Open Mind - The Open Mind (1969): Non fa per me. Quando il vecchio diventa vecchiume, non ce n'è per nessuno e cuore in pace. 5/10

Audience - The House On The Hill (1971): Buon reperto di folk-prog-soul da parte di una band inglese che sfiorò il successo ma non superò le difficoltà. Voce vibrante, un trittico di composizioni mirabili, qualche riempitivo, un ascolto gradevole ma che difficilmente ripescheremo. 6,5/10

New Blockaders ‎- Changez Les Blockeurs (1982): 45 minuti di rumore semi-organico, senza nessun apparente sviluppo. In giro poche opinioni, ma tutte molto positive. Io boh, non ci ho percepito una gran inventiva. 5/10

Bert Jansch - Moonshine (1972): Songwriting soffice e delicato, ancora radicato nei '60, un po' Van Morrison. Il trasporto vocale alla lunga infastidisce, ma gli arrangiamenti sono curati ed alcune canzoni molto belle. 6,5/10

Penguin Cafe Orchestra - Penguin Cafe Orchestra (1981): Musica classica moderna, attingente da world music da ogni angolo del mondo, col comune denominatore di una scanzonatura ed un ironia palpabile. Operazione mirabile ma la leziosità toglie mezzo punto. 6,5/10

Tom Recchion ‎- Oaxaca Dawn ⁄ Bamboo (2016): Scherzetto del buon vecchio Tom che ci propina mezz'ora di suoni concreti provenienti da quella che a tutti gli effetti sembra una fattoria. Da lui mi aspetto molto, ma molto di più. 5/10 

VV.AA. - The Cure In Other Voices (2016): L'ennesimo tributo, ma si sente che la produzione è davvero limitata e non conosco 1/32 degli artisti coinvolti. Curiosamente i pezzi migliori sono i primi 3/4 e poi è un aberrante concentrato di copiature pedisseque e pochezze inaudite. Il sospetto peraltro è che in totale siano al max 3/4 gruppi che si sono divertiti. 4,5/10

Michael Bundt ‎- Just Landed Cosmic Kid (1977): Santino eccessivo di Zingales, a segnalare che forse col passare degli anni si fa sempre più dura. Un paio di buone traiettorie cosmiche e motorikitiche, un paio ordinarie ed un paio di cadute nel kitsch, ingiustificabili se non nel fatto che Bundt in seguito si diede alla sonorizzazione porno. 6,5/10

Richard Skelton ‎- An Ash-Tree Which The Ignorant Call Holy (2013): Col glorioso filone in esaurimento, testimoniato dal cambio di nome del progetto principale ed anche di stile formale, Skelton spara le ultime cartucce drone-chamber-folk-minimal, con questi 45 minuti. Il magnetismo è quello, ma sostanzialmente non replica le magie passate. 6,5/10

Transmit - Radiation (2015): Caro Tony Buck, capisco ed apprezzo la tua volontà di evadere dai Necks, la tua voglia di libertà è naturale, ma questo pastone math-fusion mi resta un po' sullo stomaco. 5,5/10

Asva ‎- Futurist's Against The Ocean (2005): Una specie di doom-metal-opera in 4 atti, il che suona maledettamente kitsch ed alla fine lo diventa anche, con le voci femminili possedute e la pompa allegata. Un peccato, perchè la prima parte prettamente doom sarebbe veramente buona, la media infatti fa 6,5/10.

Iceburn - Firon (1992): Il debutto, fra gli ultimi Black Flag e i Voivod, con un tocco arty in più. Penalizzato da una produzione iper-compressa che appiattisce i chitarroni, resta un buon disco ma era chiaro che dovevano ancora maturare e variegare il concetto, come riusciranno brillantemente due anni dopo col secondo. 6,5/10

Egisto Macchi - Biologia Animale e Vegetale (1976); Un Macchi più pastorale di quanto siamo abituati, la classe infinita è immutata, il servizio è per le speci animali sotto studio, i suoni ancestrali, giocosi, paciosi, l'infanzia che riappare come per miracolo, quest'uomo va eletto mito assoluto, il prima possibile. 7/10

David Toop & Max Eastley - Buried Dreams (1994): Antropologia in musica, si direbbe, ma qua siamo in un area di mezzo dove l'etnica cozza con l'ambient e la new-age, vorrebbe intimidire se non spaventare, ma il salotto in radica è dietro l'angolo, basta un po' d'edera fuori per camuffarlo. 5/10

Le Luci Della Centrale Elettrica ‎- Terra (2017): Si farebbe presto a dire che ormai ce lo siamo giocato, invece il buon Vasco non sfigura, e almeno recupera rispetto al precedente deludente. Le canzoni hanno ancora un senso, crescere ha un sapore sempre più amaro, strumentalmente non un granchè da dire ma nel complesso più che dignitoso. 6,5/10

Darkside - Psychic (2013): Nicolas Jaar con un chitarrista. Ricorda l'operazione Amorphous Androginous negli anni '90: elettronica fusa a psichedelia soft, versante Pink Floyd maturi. Risultato modesto, seppur con qualche piccola impennata. 6/10

Ellen Allien & Apparat ‎- Orchestra Of Bubbles (2006): Consigliatomi da un amico mentre si ascoltava il primo Aphex Twin. Non regge il confronto, ma non è da buttar via. 6/10

venerdì 30 giugno 2017

Scarti Da TM #23

Nils Frahm ‎- Spaces (2013): Non mi convince, questo pianista tedesco che mischia classicismo ed elettronica. A tratti sembra avere una stoffa finissima, poi si perde in qualche virtuosismo, poi si perde ancor di più in ruffianeria, insomma salta di palo in frasca con fare furbo e smaliziato. Non riesco a farmelo piacere: peraltro questo è un live fin troppo eterogeneo. 6/10

Julian Cope ‎- Rite (1992): Disco stampato privatamente, annunciato come musica ambientale. Se questa è ambient, io mi chiamo Paolino Paperino. 4 lunghissime jams minimali fra psichedelia, funk e krautrock, i cui spunti in partenza sarebbero anche buoni ma si rovinano con la logorrea. Da 70 minuti se ne sarebbero ottenuti 10 buoni, il resto è scarto. 5/10

Robert Plant ‎- Shaken 'N' Stirred (1985): Il disco "sperimentale" di Plant, in piena era plastica. Modernissimo per allora, ispirato un po' ai Police, un po' ai Talking Heads, baldanzoso, poliritmico, tecnologico ma caldo. In effetti non è male, nonostante una produzione becera; di certo è meglio di qualsiasi cosa abbia fatto negli ultimi 30 anni. 6,5/10

Deerhoof ‎- The Man, The King, The Girl (1997): Miscuglio intricato di noise-freak-pop-alternative. Terra di mezzo, la spontaneità in dubbio. Il costrutto latita, ma non è detto che se ne fosse alla ricerca. Potrei fare spallucce dicendo che non colgo il concetto; massì, le faccio. 6/10

Tractor - Tractor (1972): Folk-hard-blues con qualche iniezione strutturale di prog nelle tracce più lunghe. Alcuni passaggi sono molto buoni, poi si scade in situazioni scontate e già stantie per l'anno di uscita. 6,5/10

Steve Hackett ‎- Voyage Of The Acolyte (1975): Apprezzabile (ma perlopiù strumentale) esordio del chitarrista dei Genesis, abbastanza sulla loro scia. E' vero che il quintetto storico era la somma delle parti. Qui mancano Gabriel e Banks, e si sente. Ma non è certo da buttar via. 6,5/10

Vivenza - Réalités Servomécaniques (1985): Industrial nudo, crudo, puro e duro. Sonorità da catena di montaggio, da taglio laser, da gigantesche macchine siderurgiche. Un po' troppo integerrimo per affascinare. 5,5/10

String Driven Thing ‎- The Machine That Cried (1973): Una specie di contraltare brit-prog dei Jefferson Airplane. Armonie west-coast improbabilmente mixate con atmosfere favolistico-ancestrali. Difficilissimo da digerire. 4,5/10

Underground Set ‎- War In The Night Before (1971): Organ-driven-60's rock da parte di un entità italica guidata dai direttori fratelli Reverberi, protagonisti del symph-pop italiano dei primi '70 e quindi degni di rispetto. Peccato che, nonostante un paio di composizioni di pregio, sia tutto fuori tempo massimo già allora. 5,5/10

Charlemagne Palestine ‎- From Etudes To Cataclysms For The Doppio Borgato (2008): Caro Carlomagno, è vero che hai fatto scuola con il tuo strumming. Però dopo 30 e passa anni preferisco vederti in concerto. Forse interessante per l'aspetto tecnico ed i suoni del Doppio Borgato, ma a livello di ascolto è una palla interminabile. 5/10

Daniel Lentz ‎- On The Leopard Altar (1984): Avanguardia? Contemporanea? Neo-Classica? Elettronica corale? Tutto questo o forse nulla. Al termine, non mi è rimasto un granchè (i suoni sono 80' e non è bello), ma ammetto che è solo colpa mia. 6/10

Slapp Happy & Henry Cow - Desperate Straights (1975): Un RIO contaminato, fra pop e cabaret quello combinato (diceva PS) per non morire di fame. La Krause se ne sta bella controllata, certi pezzi sono raffinati e gradevoli, altri ruffiani ed inappropriati. Facevano la loro figura ma era evidente che dovevano sperimentare. 6/10

Fire + Ice - Gilded By The Sun (1992): Folk apocalittico, marziale, gotico, incorruttibile, perfino eversivo. Non proprio il mio pane, a meno che non si parli di quella fase di Current 93 (che invece era poetico). Ma bisogna riconoscere a questo inglese una visione lucida e qualche buona melodia. Certo, la voce non è irresistibile. 6,5/10

Reale Impero Britannico & Willy Brezza - 1976 Perché Si Uccidono (CSO): I Goblin sotto falso nome probabilmente per ragioni contrattuali + tale Brezza, per un film sulla droga del figlio di Macario. Molto lontani da Profondo Rosso, ma una prova comunque valida fra funk e psichedelia immersa nel periodo fino al midollo, fatti salvi alcuni momenti stucchevoli. 6,5/10

Transcendprovisation - Trans (1977): Improvvisazione pseudo-jazz, con cinque (pseudo?)musicisti che sembrano suonare in 5 stanze diverse. Difficile farla funzionare così, infatti è un mezzo fiasco senza capo nè coda. 5,5/10