giovedì 31 marzo 2016

Scarti Da TM #8

Steven Halpern - Spectrum Suite (1976): Uno dei padri putativi della new-age, come da guida ben vergata da Gino Dal Soler. Continuo a pensare che la Demby l'ha fatto grande a tutti. Diciamo che questo piano elettrico mi piace se l'ascolto nella sala d'attesa del dentista, nell'atroce e (si spera, salvo fila) immediato anticipo di una sudata ghiacciata. Altrove no. 4/10

Cactus - Cactus (1970): I Led Zeppelin americani, si è scritto. Con tutto il rispetto: hard-blues caciarone e fragoroso, che mi sarebbe piaciuto da matti 15 anni fa. Esecuzioni invidiabili e pathos sanguigno al parossismo. Ma la classe dove la mettiamo? Intendo quella di Page & Co. ....Difficile.... 6/10

Daniel Johnston - 1989 (1990): Hai voglia te a leggere qualcosa di negativo su DJ...non si trova, non esiste. Tutto questo genio naif io non lo scorgo. A costo di sembrare bastian contrario cronico, quando invece proprio non lo mando giù. Le tracce meno peggio sono di fatto pallide imitazioni di Neil Young. Le altre sono imbarazzanti, a volte sembrano delle messe. 5/10

Golden Retriever - Seer (2014): Architetture statiche di synth kraute con un contrappunto compassato di clarinetto più o meno costante. L'assonanza attitudinale coi Cloudland Canyon è palese; va bene il tributo, musica bella e piacevole, ma metterci qualcosa di proprio, qualcosa in più, o ce l'hai o non ce l'hai. . 6/10

I Am A Lake Of Burning Orchids - Innocence (2011); Scartato solo perchè era un sabato o una domenica; durante la settimana mi avrebbe aiutato a scaricare lo stress come per i Wraiths, gli Skaters o altri estremismi. Buon noise-ambient-gaze-techno saturato di quello che fa gracchiare le casse. Sarebbe da rivedere, ma nel weekend propendo per cose più morbide. 7/10

Robin Hayward - Nouveau Saxhorn Nouveau Basse (2014): 65' di sola tuba microtonale, di cui un intervallo di 8' in coppia con una chitarra acustica che fa armonici strozzati. Sarà anche dotato di certo fascino,  incluso l'aspetto tecnico interessante dei terzi e quarti di tono, ma non è uno strumento così eclettico per farsi un'ora. Stranezze di Piero. 5/10

Membranes - The Gift Of Life (1985): Tendo ad ammorbidirmi? Può darsi. Post-punk-noise-wave sguaiato e volutamente approssimativo. Produzione peggio del peggio, il piattume degli '80 mischiato al lo-fi. Ma anche la sostanza non che fosse così memorabile, al confronto di quanto letto in giro. Innegabile comunque un 6,5/10.

Zombi - Cosmos (2004): Synth-core per batteria più che buona e analogicismi come se piovesse. Qualcuno l'ha definita progressive. A me sembra una versione un po' più tirata dei Trans Am più energici, ma anche un po' meno ignorante (al criterio personale di chiunque si applichi l'accezione positivo/negativo). 6,5/10

Laraaji - Flow Goes The Universe (1992): Eno ha sempre avuto questa gran fotta di scoprire gente, ma non è che abbia poi aiutato il progresso nel mondo. Il primo pezzo dura 26 minuti ed è un minimal-tappeto new-age in maggiore; dopo una mazzata così quelle poche cose buone che seguono non si riescono ad apprezzare perbene. 5,5/10

Leonard Cohen - Songs Of Love And Hate (1971): Quando si parla male dei mostri sacri c'è sempre da guardarsi attorno. A me con Cohen succede lo stesso effetto di De Andrè: mi fanno addormentare. Sì, belle parole, belle melodie, ma che noia. 5,5/10

Juana Molina ‎- Un Día (2008): Electro-folk all'argentina. L'idea potrebbe anche intrigare, ma ho sempre creduto che per fare questo genere bisogna essere degli autori davvero bravi, insomma più sul folk che sull'electro. La Molina invece punta sulle ripetizioni vocali e su stati onirici. Zero canzoni che si ricordino, talento davvero basso. 5/10

War On Drugs - Lost In The Dream (2014): Sempre più difficile prendere sul serio Onda Rock dopo che mi schiaffano questo ai posti più alti del poll annuale. Un'autore di talento che spreca buone canzoni in un arrangiamento '80, tronfio e piatto. Fa ancora più incazzare. 5/10

Deviants - Ptoof! (1968): Uno di quelli che sono più storici in base al contesto da cui uscirono piuttosto che per la loro validità intrinseca. Viene di solito menzionato come proto-punk; io ci sento molto blues, tanta approssimazione, non troppa fantasia, con i pezzi migliori che sono quelli acustici. Farren era sostanzialmente un giornalista, e si sente. 6/10

Upsetters - Super Ape (1976): No, il dub tradizionale non è il mio genere. Ho voluto soltanto dare un'ascolto ad uno dei più celebrati. Grandi, grandissimi suoni ma mi sono fatto due palle così. E dubito che con uno stato mentale opportunamente alterato mi piacerebbe. Forse dovrebbe essere necessariamente alteratissimo. 5/10

Angel Corpus-Christi - I♥NY (1985): Piccola macchia nel curriculum di Bruce Anderson. La qui presente signora (moglie di Rich Stim) giocava a fare la Siouxsie con un sottofondo synth-pop che dire irritante è fargli un complimento, perlopiù su cover di Lou Reed e dei Suicide. A volte per le donne si fa qualsiasi cosa (togliamo la macchia dal fenomeno, ci sta...) 4/10

Alameda 5 - Duch Tornada (2015): Non dico che fosse prevedibile, ma un passo falso da parte di Ziolek ci può stare. Il massimalismo eclettico è come camminare sul filo del rasoio. Scommetterei che sono improvvisazioni pure. Si gira a vuoto a lungo, eppure i suoni sono magnifici.... 6/10

Lilacs & Champagne - Danish & Blue (2013): Side project dei Grails, con Amos ed il chitarrista Hall. Probabile frutto di fumate un po' più pesanti (o peggio contaminate) del solito: fantasia hypnagogica post-library condita con trip-hop e tamarridutini chitarristiche che ricordano addirittura i Queen. Vade Retro 4/10

Room - Pre-Flight (1970): Incrocio fra blues-rock stantio, hard-rock, progressive e Jesus Christ Superstar. Se già i primi tre non entusiasmavano, l'ultimo dà la mazzata. 5/10

Patto - Roll 'em smoke 'em put another line out (1972): Peccato mortale, di fronte all'immensa Loud Green Song, uno dei pezzi che ho più ascoltato negli ultimi 10 anni. Un gruppo forse stanco e molto indeciso sulla direzione da intraprendere. Si salva metà della scaletta, l'altra metà davvero bassa (per non dire orribili le gag del batterista) 6/10

lunedì 29 febbraio 2016

Scarti da TM #7

PVT - Church With No Magic (2010); Passo indietro rispetto al precedente, peraltro inciso come Pivot. Elettro-rock poco fantasioso e carente di reale ispirazione, si salva per alcune trovate sonore interessanti. 6/10

Paul Beauchamp - Pondfire (2015): Dopo che l'ho visto dal vivo, provo una sincera simpatia per PB, fra l'altro il suo set mi era anche piaciuto. Su disco, nulla di veramente memorabile. Ambient tendente al dark, qualche graffio, un'artista di seconda fascia abbondante. 6/10

Bron Y Aur - Millenovecentosettantatre (2007); Quinto ed ultimo, il che lascia pensare allo split. Chiusura in tono minore per questo gruppo meneghino che aveva il potenziale per diventare un grande dell'avant-rock ma si è un po' perso nel finale. Frammentato all'impossibile, ci sono momenti eccelsi ma sembra fin troppo improvvisato e sbrigativo. Peccato. 5,5/10

Albergo Intergalattico Spaziale - Albergo Intergalattico Spaziale (1978): Purtroppo sto vivendo un periodo molto conflittuale con l'italiana anni '70, la cui considerazione si riduce sempre più. Non fa eccezione questo che, pur con coraggio, cercò strade alternative e poco battute (Battiato '74/75). Troppo scarno, troppe poche idee, troppo enfatica la voce (e aridaje). Risicato 6/10

Dead Rat Orchestra - The Guga Hunters of Ness (2012): Interessante saga folk ancestrale; gighe alla moviola, arie funeree per organo e violino, tutto strumentale. Con un maggior sviluppo di orchestrazione e produzione si sarebbe potuta tirare fuori una prodezza. 6,5/10.

Tom Middleton - Lifetracks (2007): Metà dei grandi Global Communication al debutto da solista. Downtempo raffinata, per non dire salottiera. Il sound che vorrei proprio sentire in sottofondo mentre mangio al ristorante. Da solo, un paio di pezzi sono veramente belli (la 2 e la 5), ma il resto non entusiasma. La magia di 76:14 è lontana. 6,5/10

The Ex - Starters Alternators (1998): In un ipotetica lega RIO degli anni '80, gli olandesi Ex sarebbero stati fra i fondatori. Ma la differenza non la fa solo l'epoca, ma anche la classe. I Crass ne sarebbero stati leaders, gli Ex degli onesti comprimari. Buon art-noise-punk con sonorità ai tempi in auge, contenuto molto altalenante. 6,5/10

Affinity - Affinity (1970): Più che buon pop-jazz che uscì su Vertigo, e quindi garanzia minima di qualità. Nulla da dire sullo stile; una vocalist che ricorda Grace Slick, un tastierista pirotecnico ed elegante, canzoni discrete quando non buonissime. E allora perchè non un post? Boh! Forse TM ha bisogno di cose più tese. 7/10

Stargazer's Assistant ‎- The Other Side Of The Island (2007) - Il batterista dei Guapo che si inventa drone-metal-dark-ambient-organic per la mostra delle sue sculture. Il tempismo non era male, il risultato un po' confusionario e privo di una visione ben precisa. Almeno alle mie orecchie. 6/10

Baby Dee - Love's Small Song (2002): Quadretti pacifici e rilassanti per piano bucolico e voce ancor di più. Inutile fare paragoni con Antony, qui manca del tutto tensione e trasporto drammatico. Se si ignora a piè pari la stucchevolezza, può essere anche un'ascolto gradevole perchè inconsueto. Ma l'ora secca di usignoli appare un atto a tradimento del tutto evitabile (se l'avessi comprato a prezzo maggiorato perchè doppio mi sarei incazzato a morte). 6/10

Khan - Space Shanty (1972): Ha ragione Vlad, niente da dire. Le sonorità e le esecuzioni sono da manuale storico (Hillage e Stewart, e che sezione ritmica!), ma il materiale è nettamente sotto la media di Egg. Gong e Soft Machine. Al primo ascolto sembra un reperto importante, al secondo già scade di netto. Da qui a dire che fa schifo però ce ne corre, eh.... 6,5/10

Spires That In The Sunset Rise - Beasts in the Garden (2015): Psycho-folk al femminile con flauto, sax e voci trattate. Un chè di ancestrale ma con suoni moderni e la giusta visionarietà per distinguersi adeguatamente. Manca un aggancio killer, ma forse andrebbe ascoltato più volte per scovare il meglio. 7/10

Valerio Tricoli - Misery lares (2014): Ovvero come sarebbe stato un disco dei 3/4hadbeeneliminated senza i contributi di Pilia e Rocchetti. Il problema è che io non sono abbastanza ferrato in materia di elettro-acustica-organica, oppure che sono un neo-melodico, oppure che questo è troppo lungo e diventa una noia mortale? 5/10

Greg Haines - Where We Were (2013): Conosciuto in uno split con Xela, Haines in piena solitudine non convince appieno. Si sente che ha i numeri per diventare un novello Eluvium, ma divaga e spazia troppo fra ambientalismi e qualche numero ritmico. Rivedibile. 6/10

Liturgy - Aesthethica (2011): Come avrà fatto la TJ a pubblicare un gruppo black-metal, vien da chiedersi. I tempi sono duri per tutti, anche per le istituzioni storiche. Poi però non copritevi dietro la scusa "eh ma questo è black metal d'avanguardia". 5/10

Rolo Tomassi - Cosmology (2010): Sempre un plauso a chi trova soluzioni originali. Gli inglesi RT ce l'hanno fatta: l'incrocio fra Carcass, math-rock e shoegaze gotico fa spettacolo con poco o niente. Ma un buon 2/3 del disco per me è fin troppo pesante. 5,5/10

domenica 31 gennaio 2016

Scarti da TM #6

Sinistri - Free Pulse (2005): Il passato è glorioso, non c'è che dire. Ma non è che poi ogni tua mossa non possa essere messa in discussione. Il cambio del nome l'ho trovato fuori luogo. Il disco ha un suono della madonna, ma è un monolite difficile da discernere. Giannini e Bertacchini sembrano auto-svilirsi. 6/10

Mama Dada 1919 ‎– Slits, Quick (1979): Improvvisazioni un po' raffazzonate e poste alla rinfusa: cori da tragedia greca teatrale. schitarrate neanche troppo fantasiose. Poca roba, caro Vlad, secondo me questo non va nella casta "da ascoltare". 5,5/10

Maquiladora - The Lost Works of Eunice Phelps (1999): Buon american-folk, un po' ubriaco, con una manciata di melodie notevoli. Una volta lo chiamavano alt-country. Per me il loro migliore resta Wirikuta. 6,5/10

Lightning Dust ‎– Fantasy (2013): Synth-pop al femminile, con qualche puntata agreste e discreti pezzi ma con un suono patinato ed un po' troppo zuccherato. 5/10

Gate - Damned revolutions (2012): Micheal Morley alle prese con due lunghissime divagazioni noise debosciate e prive di mordente. Lontani i tempi dei Dead C. 5/10

Pram - Sargasso Sea (1995): Post-rocckino educato, con i vibrafoni, la marimba, la voce femminile aggraziata. E senza uno straccio di melodia da ricordare. Che palle 5/10

Volcano The Bear - The Inhazer Decline (1999): L'ha detta bene Pierino su VTB: troppe pubblicazioni, troppa dispersività. Questo fu il primo di una serie altalenante ma tutto sommato abbastanza felice. I NWW che jammano con i Faust, sostanzialmente. Ah, è successo veramente? 6,5/10

Bourbonese Qualk - Autonomia (1993): Devastante techno-industrial, furore robotico portato al limite. Come diceva il maestro jazz nel bellissimo Whiplash, not quite my tempo. 5,5/10

Current 93 / Nurse With Wound ‎– Music For The Horse Hospital / Sounds From The Horse Hospital (2002): Limitato (accompagnava un installazione di chissà cosa) e per completisti estremi. Tibet organizza un festino da camera per sole donne di 40 minuti, Stapleton fa incazzare perchè non è altro che Salt Marie Celeste con un anno di anticipo. 6/10

Vonneumann - Il De' Blues (2014): Ma quale blues, il blues d'Egitto. De' Math-rock che fa tanto USA metà'/fine '90, agilmente elaborato con qualche puntina di post-hc e qualche spruzzata di jazz con tanto di sax in svisatura. Scarsa creatività, questi suoni hanno conosciuto tempi migliori. 5,5/10

Loftus - Loftus (1999): I Red Red Meat + i Rex. Viva l'amicizia instaurata al termine del tour insieme nel '95. Volemosebbène. Erano altri tempi, diciamocelo. A distanza, i Rex restano ancora grandi, i Red Red Meat poco meno. Ma fare la somma delle parti resta sempre una scienza molto, molto oscura. 6/10

Axolotl - Way Blank (2006): Un po' laterale rispetto allo U.S. Noise anni zero ma facente comunque parte di quella ondata. Un po' Animal Collective, un po' Skaters, un po' Mudboy, un po' rumorista, un po' dronico. Tante cose carine (ironico), un buon disco, ma non abbastanza per scriverci un post. Magari un domani. Ma probabilmente no. 6,5/10


Bark! ‎– Fume Of Sighs (2012): Electro-impro per ticchettii e singulti convulsi, quasi una forma anomala di free-jazz in salsa schizofrenica. Al primo ascolto incuriosisce, ci si chiede che roba sia mai questa. Già al secondo già la noia fa capolino. Al terzo la fa da padrone. 5,5/10

Third World War - Third World War (1971): Rocckaccio un po' hard un po' folk. Non è male, anzi, alcuni momenti sono anche buoni ma restano una minoranza. Mi sarebbe spiaciucchiato 15 anni fa. La vecchiaia. 5,5/10


Arti & Mestieri - Tilt (Immagini per un orecchio) (1974): Capisco sempre più Vlad quando dice che la musica italiana dei '70 mostra la corda, man mano che si ascolta (scopre) più quella europea. Il prog-jazz degli A&R è anche bello, ma quelle parti cantate col diabete fanno letteralmente cascare le braccia. Mancanza di coraggio. 6/10

martedì 12 gennaio 2016

Scarti da TM #5

Platonick Dive - Therapeutic Portrait (2013): Pallida imitazione dei primi, grandi God Is An Astronaut. Peccato, sono toscani. 5/10

Raccomandata Ricevuta di Ritorno - Per un mondo di cristallo (1972): Difficile da stroncare per la portata delle parti strumentali, ma un po' pesantino e si sarebbe potuto architettare molto meglio. Un Ys mancato. 6/10

Retsin - Sweet Luck of Amaryllis (1998): Vale lo stesso concetto espresso per Ida e Lois. Questi complicati anni '90. Io ero adolescente, mi giustifico. 5/10

Robedoor - Rancor keeper (2007): Drone-noise imponente con qualcosa di sinfonico (volente o nolente). Buono ma non abbastanza da scriverci un post. 6,5/10.

Roil - Frost Frost (2012): Fantasia: Chris Abrahams che litiga con Buck e Swanton, li manda a fanculo e declama adesso faccio il mio trio sbattendo la porta. Poi fa il suo trio, registra, riascolta e cambia idea. Fanno pace ma intanto i Roil hanno preso impegni e Abrahams fa buon viso a cattivo gioco, li rispetta e fa il gentleman. 5/10

Samurai - Samurai (1971): Gli Web del fantastico I Spider costretti da chissà cosa a cambiare nome, e loro malgrado anche stile. Mediocre. Fine della corsa. 5,5/10

Seesselberg - Synthetik 1 (1973): Fratelli, tastieristi, testatori professionisti di nuovi modelli di synth. Musicisti e/o artisti no, però. Germania, 1973. Accadevano anche cose strane. 5,5/10

Jason Simon - Jason Simon (2010): Bravo Jason, hai fatto bene a confinare le tue ballad in un disco solista invece di invadere la Dead Meadow, che deve restare elettrica forever. 5,5/10

Judge Smith - Orfeas (2011): Il fondatore del Generatore insieme a PH e GE, presto andatosene in cerca di chissà che cosa. Opera rock tronfia ed inascoltabile, con tanti di quegli assoli di chitarra da non voler più ascoltare una chitarra per le 24 ore successive. 4/10

Sound - Drunk on confusion (1999): Side-project della Vas Deferens Organization. L'imprinting è quello; il disco parte malino con troppa chitarra e poi si riprende alla grande da metà in poi. La media fa 7/10. Non abbastanza per farci un post.

Strapping fieldhands - In the pineys (1994): Impossibile restare sulla media dei precedenti. Sembrano un po' degli scarti. 6/10

Techno-animal - Ghosts (1991): Martin e Broadrick. La grandezza dei personaggi non si discute, forse è invecchiato un po' male come suono ma che classe. 7/10.

Trans Am - Volume X (2014): Brutto brutto brutto. Quando non si ha neanche più l'idea su come intitolare il disco. 4,5/10

Uochi Toki - Macchina da guerra (2013): Bruttarello andante. Siamo alla frutta? 5,5/10

Vajra - Sichisiki (1997): Interessante variante di KH, solo come chitarrista accompagnatore di un poeta stridulo e forse un po' alterato. Non si sarà impegnato alla morte ma è da apprezzare quantomeno l'intenzione. 6,5/10

Van Morrison - Moondance (1970): Niente a che vedere con Astral Weeks. E' talmente ruffiano che vien voglia di cancellarlo, ma la classe resta. 6/10

Vortex - Le cycles de Thanathos (1979): Prog-zeuhl di seconda fascia. Per farsene mancare pochi. 6,5/10

Scott Walker - Til the band comes in (1970): Cantonata all'indomani del capolavoro. Ci poteva stare, peccato per 2-3 pezzi magnifici che ne escono così isolati da farsi dimenticare in fretta. 5/10

The World Is A Beautiful Place & I Am No Longer Afraid To Die ‎– Between Bodies (2014): Spoken word su sottofondo post-emo. Chris Leo non se l'è ancora mangiato nessuno e dubito che nessuno mai ce la farà. 5,5/10

lunedì 11 gennaio 2016

Scarti da TM #4

Migala - La increible aventura (2004): Con la bella esperienza dell'Acuarela speravo che dalla Spagna uscisse qualcosa di meglio, oppure non mi sono documentato. Indie-folk ombroso e decisamente le lingue latine hanno poco a che fare con queste sonorità. Non malaccio. 6,5/10


Mineral - The power of failing (1997): Parola d'ordine Emo. Ma dico, oltre al trasporto, all'enfasi ed alla carica, metterci un po' di talento no, eh? 5/10

Mojave 3 - Excuses for travellers (2000): Ovvero come nascondersi inconsciamente dopo un grande successo. Sono sicuro che la reunion degli Slowdive è avvenuta anche perchè si sono così pentiti di aver tirato fuori queste brutture che non vogliono essere più identificati con qualcosa che davvero non c'entrava niente. 4/10

Murple - Io sono Murple (1974): Da tempo scavo il fondo del barile dell'it-prog e ogni tanto tiro fuori qualcosa di inedito perchè il ricordo va sempre alle copertine Mellow che vedevo sui Rockerilla del 93/95, ai nomi strani, etc. Moltissimi reduci di quelle esperienze sono finiti a fare piano-bar. 5/10

Music Blues - Things Haven't Gone Well (2014): Bassista di gruppo post-metal cerca di riciclarsi cantautore spostato. Post-macelleria di bassa lega con pochissime idee. 5/10

Nautical Almanac - Rooting For The Microbes (2004): Sono convinto che anche Valerio Mattioli col tempo sta ridimensionando molto yankee-noise che un decennio fa esaltava a spada tratta. 5,5/10

Colin Newman - Commercial Suicide (1986): Non so le vendite, per me lo è stato artistico. 5/10

Niemen - Vol. 1 + Vol. 2 (1972-3): Cantautore polacco famosissimo in patria, voce possente ed enfasi romantico-classica. Un po' troppo zucchero. La media dei due fa 5,75/10.

Organ - Thieves EP (2008): Manciata postuma di pezzi rimasti nel cassetto, dove avrebbero fatto meglio a rimanere. L'integrità dell'unico splendido album è intatta, per fortuna. 5,5/10

Ovary Lodge - Ovary Lodge (1976): Progetto apocalittico di Keith Tippett, una roba post-jazz oscurissima ed impenetrabile. Incute timore e annoia un po', ma che stile. 6,5/10

Pandora's Box - Original Sin (1989): Una delle (ormai) tante cantonate clamorose del nostro Pierone. Musical plastico che manco Grease o quel telefilm americano della scuola d'arte di cui non ricordo il titolo. Orrendo. 4/10

Pierrick Pedron - Kubic Cure (2014): Dieci hits dei Cure rifatti in chiave jazz acustica, con il sassofono a fare le parti vocali. Un paio vengono anche piuttosto bene, ma suona principalmente come un inutile profanatura. A volte le scomesse si perdono, soprattutto quando hanno poche probabilità di riuscita. 5,5/10

People - Misbegotten Man (2007): Una cantautrice matta + Kevin Shea = un duo che andrebbe un po' recintato, ma alla fine per miracolo funziona. 7/10

People Of the North - Sub-Contra (2013): Drone-metal come per emulazione e non naturale ispirazione. Non mi era mai capitato di trovare un batterista così inadatto e fuori luogo. 5/10

Phew - Phew (1981): Il confine fra new-wave e jappo-pop di quelli che senti in repeat nei ristoranti all you can eat gestiti da cinesi. Per fortuna, stiamo un po' più dal primo ma per favore... 6,5/10

Pinkcourtesyphone - Description Of Problem (2014): Paragonato a Basinski, mah. Il disco è molto buono ma ultimamente quelli eccessivamente lunghi mi stancano. 6,5/10

domenica 10 gennaio 2016

Scarti da TM #3

Goblin Cock - Come With Me If You Want To Live! (2009): Esperimento metal di Rob Crow, uno che mi è sempre stato antipatico per aver distratto Zack Smith dai 3MP ma che alla lunga ha sempre fatto il suo mestiere con onestà ed integrità. Persino qui. 6/10

Hairy Chapter - Can't get through (1971): Non potevano mancare scarti dalla NWW List. Questo è troppo hard-rock, per quanto nel '71 l'hard-rock potesse vivere la stagione dorata. Diciamo che il ciclo fisiologico dell'H-R più canonico è un po' che è al nadir e non accenna a rialzarsi, nonostante la bravura quasi oggettiva. 6,5/10

Heads - Relaxing with...(1995): Stoner-rock monodimensionale di quello che a metà '90 era pompatissimo da Beppe Riva di Rockerilla, ed io lì pronto a cascarci. Per fortuna che non comprai il cd; non mi ispiravano dalle foto, chissà perchè. 5/10

Michael Hoenig - Departure From The Northern Wasteland (1978) Ex-Agitation Free, con un (presunto) capolavoro di musica elettronica ante-litteram. L'ho trovato bello ma non così sensazionale. Forse ero un po' stanco quando l'ho ascoltato. 7/10

James Holden - The Inheritors (2013): Elettronica ritmata di vaga ispirazione techno-trance con qualche velleità alla Swanson / Porter. Buono ma un po' sfiancante alla lunga 6,5/10

Ida - Ten small paces (1997): Indie-rock all'acqua di rose di cui ai tempi era quasi vietato parlare male. Tutto così perfetto, pulitino, arioso ed ordinato. Che palle. 5,5/10

Inventions - Maze of woods (2015): Mr. Eluvium + Smith degli Explosions. Delusione dell'anno. Inventatevi qualcos'altro, per favore. O ci mettete più impegno o lasciate stare. Ma grazie, per sempre. 5,5/10

Jacula - In Cauda Semper Stat Venenum (2001): Declamazioni in latino su strati di organo chiesastico, come se il mondo stesse per finire da un momento all'altro. Di una noia e pesantezza non indifferenti. 5/10

Jennifer Gentle - I Am you are (2001): Sydbarrettiano fino al midollo, ma anticamera lodevole del secondo album, il capolavoro. E' che non c'era molto da dire per farne un post. 7/10

La Piramide Di Sangue - Sette (2014): Obscure-psychedelia italiana, di quella inneggiata da VM. Meglio i Supervixens e i sardi Hermetic Brother-etc etc, ma merita un ascoltino. 6,5/10

Ladytron - 604 (2001): Uh? Eh? No, è che una sera al cinema c'era uno spot pro-industria e il sottofondo era He took her to a movie che è un pezzettino elettronico irresistibile. Il resto del disco molto meno. 5,5/10

Lemonheads - It's A Shame About Ray (1992): No, io su Dando non sono mai cascato. Già all'epoca le sue canzoncine mi sembravano del tutto insignificanti. Ed oggi sono lì, impietose e svergognate, a coprirsi la faccia. Una volta il marketing era onnipotente. 4/10

Lois - Strumpet (1993): Indie-rock all'acqua di rose di cui ai tempi era quasi vietato parlare male. Tutto così perfetto, pulitino, arioso ed ordinato. Che palle. 5,5/10

Mahogany Brain ‎– With (Junk-Saucepan) When (Spoon-Trigger) (1971): Un poeta sfatto da chissà quale sostanza che recita sopra un improvvisazione collettiva, di musicisti probabilmente fatti anch'essi. C'è un limite a tutto, ma anche alle critiche che gli si possono rivolgere. 6,5/10

Aaron Martin - Chapel floor (2014): Solo violoncello, acustico o effettato. Ha i pregi (il suono) e i difetti (la limitatezza) del caso. 6,5 e molto probabilmente croce sopra.

Martin Saint Pierre - Solo creation (1977). Solo percussioni, acustiche o effettate. L'intenzione era quella di esplorare la gamma dei suoni, non di mostrare muscoli alla Tulliodepiscopo. Ma resta una palla gigantesca. 5/10

sabato 9 gennaio 2016

Scarti da TM #2

Danny Cohen - Dannyland (2004): Uno che inizia a fare dischi verso la mezza età o è raccomandato oppure il mondo si è perso qualcosa. La seconda può anche succedere, la storia ce lo insegna. Qui è stato Tom Waits. 5/10

Mike Cooper With The Machine Gun Co. ‎– Places I Know (1971): Quando ho letto su BU della ristampa, speravo di aver trovato un'altra gemma nascosta dei 70. Peccato, solo un onesto cantautore folk-rock di serie B. 6/10

Lol Coxhill ‎– Ear Of Beholder (1971): Incensatissimo da PS, ma ho un limite: non è proprio la mia musica. Ciò non toglie che, dopo 2-3 ascolti, riveli doti istrioniche e di intrattenimento che trascendono i gusti. 7/10

Crisne - Albedo (2012): La Marongiu degli Architeuctis Rex in libera uscita personale col suo progetto hauntologico. Vaporoso, un po' krauto, suono molto sintetico anni '80; peccato che manchino i pezzi. Se ne fa un altro la riprovo, però. 5,5/10

David Cross - Exiles (1997): Confesso, l'ho ascoltato soltanto per la presenza di PH alla voce. Ma è la sagra del narcisismo, dei reduci del prog abbandonati soltanto ad un auto-estetica priva di ogni senso dell'avventura, e priva di buon gusto. 5/10

Devo - New Traditionalists (1981): Cantonata clamorosa, il peggiore synth-pop, svagato e pezzi inesistenti. Forse dovrei riascoltarlo, ma al massimo si arriverebbe a 4,5/10.

Drcarlsonalbion ‎– La Strega And The Cunning Man In The Smoke (2012): Carlson si dà alle sonorizzazioni, credo ormai disintossicato (a giudicare dalle interviste su Youtube, sembra piuttosto presente), da solo con la sua chitarra pigra e laconica. Meglio gli Earth, anche quelli meno esaltanti. Vale un ascolto, comunque 6/10

Early Day Miners - Placer Found (2000): Penso che i cicli siano fisiologici. Magari fra una decina d'anni rivaluteremo lo slow-core, al netto dei classici. Adesso è un po' al nadir. E allora potrò sbandierare che io l'ho sempre amato, follemente...Anche certi dischi minori. 6/10

Frogs - It's Only Right And Natural (1989): Folk sbilenco, folle e felice di esserlo. Riponevo qualche speranza, ma proprio non m'è entrato. La classe sta altrove. 5/10

Fuzz Orchestra - Morire per la patria (2012): Dobbiamo sostenere i gruppi italiani, dobbiamo aiutarli a superare questa mania di provincialismo, dobbiamo andarli a vedere dal vivo, dobbiamo comprare le magliette....sì, va bene, ma anche quando sono poca poca roba? 5/10

Peter Gabriel - Passion (1989): Incensatissimo da PS. Diciamo che se Gabriel lo avesse realizzato con sana e genuina adesione al concetto e con una produzione più spartana sì, avrebbe potuto realizzare un capolavoro. Invece è una mezza colonna sonora prodotta mainstream anno domini 1989. Si faccia un po' media, esce 6,5/10

Flavio Giurato - Marco Polo (1984): Oh, sulla carta doveva essere un must per noi panelliani/dongiovanniani. Qualche cosa di notevole c'è, ma forse Giurato avrebbe raggiunto risultati più rilevanti se si fosse dato al minimalismo. Tutte quelle ripetizioni fino alla noia provocano sbadigli. 6/10

Flavio Giurato - La Scomparsa di Majorana (2015): Ballad acustiche tendenti al grigio con un sussurro appena appena udibile, che snocciola testi molto belli. Per questi ultimi merita 2 ascolti, ma da qui a metterlo nella top 10 dell'anno, ce ne corre. 6,5/10