mercoledì 1 aprile 2020

Last & Fake Mental Hours - Tedio Domenicale Special (1995/1996)

Concludo l'avventura delle MH con l'ultimo post, anche se ho di fatto ignorato i volumi 6, 8, 10, 11 e 12 per sopraggiunta conoscenza di tutte le tracce ivi inserite ed ho sintetizzato il susseguirsi degli eventi dal 1994 fino al 1996, quando Planet Rock era ormai sulla via del tramonto, ed io ne avevo già perso interesse per il sopraggiungere di una vita sociale che mi invogliava ad uscire da casa tutte le sere, in modo che mi restasse l'ascolto soltanto della parte che mancava alla mezzanotte, quando non facevo più tardi. Sulla scia del post precedente, in cui avevo decantato il mito di "Tedio Domenicale", la gloriosa e carbonara trasmissione di Radio Gamma che prendeva il titolo dall'incipit di Aghia Sophia dei CCCP, decido di tributare ad esso le due uniche testimonianze sonore superstiti complete di annuncio da parte dell'ineffabile conduttore.
E guardacaso entrambi gli artisti chiamati in causa sono nipponici.
Nell'annunciare gli eterei Jack Or Jive, il Nostro esprimeva un giudizio abbastanza netto sulla loro vocalist. Attenzione anche al saluto negli ultimi 10 secondi.


Ma la perla assoluta è l'intro e l'outro di Endless Humiliation dei Gerogerigegege. Superfluo ogni commento a corredo. Ascoltare e nient'altro.


Auguri.

martedì 31 marzo 2020

Scarti da TM #56

Jan Dukes De Grey ‎- Sorcerers (1969): Due anni prima del capolavoro che fece loro guadagnare l'ingresso nella List, i JDDG erano un duo acustico privo del batterista che sarebbe subentrato ed avrebbe indetto la rivoluzione. Sul loro primo, facevano un folk stentoreo, con indubbiamente qualcosa in più, ma restavano fermi su posizioni abbastanza immobili. 6,5/10

Nadja - Skin Turns To Glass (2003): Penso di non essere più in grado di sostenere i lavori colossali di Baker, anche se più freschi in quanto fra i primi dell'alluvione. Questo episodio drone-shoe-metal non è male per niente, soprattutto sui suoni, ma la diluizione oggi non fa per me. Periodaccio. 6,5/10

Attack - Final Daze (1968-69): Il gruppo pre-Andromeda di John Cann, entrato a vita già iniziata di un gruppo psych-beat tipico, seppur sui generis, che fece virare verso un proto-hard-rock sanguigno e viscerale. La stoffa del chitarrista innalzava effettivamente le quote della band, che però sembrava combattuta ancora in qualche stucchevolezza '60. Compromesso. 6,5/10

Pere Ubu - The Long Goodbye (2019): Dispiace per David Thomas che sconta pessime condizioni di saluti, ed il titolo lascia immaginare che sia alla fine. Ma cercare di rievocare The Modern Dance oggi come oggi è impossibile, e la patina di manierismo e la forzatura a tornare a quelle sonorità segna un disco nostalgico, vacuo e privo di scossoni. 6/10

Teardrop Explodes - Piano (1990): Raccolta dei primi 3 singoli fra il '79 e l'80 e relative non-album tracks, che per inciso, erano nettamente inferiori. Quindi prodotto stretto per completisti vogliosi di versioni differenti (e mal prodotte). Per chi si vuole esaltare con il meglio dei TE, prego consultare Zoology e Peel sessions plus. 6/10

Ton Steine Scherben ‎- Wenn Die Nacht Am Tiefsten (1975): In un'accezione positiva, dei Wishbone Ash teutonici con una punta di psichedelia acida. In quella negativa, l'epitome ruvido e sanguigno dell'Oktober Fest 6/7 pinte prima di collassare. Molto buone certe parti chitarristiche ed alcune strutture armoniche, ma in toto è troppo lungo. 6,5/10

Orchid Spangiafora - Flee past's ape elf (1979): Arrivato alla fine del disco, l'ultimo pezzo è un minuto e mezzo di oscillatori e moogs ed è un sollievo. Prima, soltanto cut-up vocali parlati, in minima parte lavorati, inarrestabili, fluviali, senza la minima variazione di tono. Una roba indigeribile, e dubito che anche molti madrelingua l'abbiano gradito. Scherzi della list. 4/10

Ibliss - Supernova (1972): Purissima tappezzeria sonora da parte di un one-shot teutonico comprendente il primo batterista dei Kraftwerk. Ma lasciamo perdere. 4 pezzi, 3,5 idee diluite all'infinito fra psichedelia salottiera sax-jazzy etno-bongo. Plank non si negava a nessuno nella sua opera fondamentale, ma si sa che in fondo era un po' vanitoso anche lui. 5/10

Lubat, Louiss, Engel Group - Live at Montreaux 1972: Jazz-rock francese, sornione, impeccabile e col suono bello spesso, fumoso e denso, tipicissimo di quegli anni. Molto mestiere = molto manierismo, solo l'ultimo pezzo mischia un po' le carte e lascia pensare a certi sviluppi futuri d'oltralpe (Lard Free). Diciamo una quarantina di minuti gradevole e svelti in archivio. 6/10

Glaxo Babies - Put Me On The Guest List (1980): Raccolta delle prime cose pubblicate, molto lo-fi, grezzo e acerbo rispetto al quasi coevo unico album che finirà sulla list. Un nome inferiore alle leggende art-funk-punk conterranee, c'è poco da fare. Per completisti che non si vogliono far mancare nulla, a livello documentale. 6,5/10

Giardini Di Mirò ‎- Different Times (2018): Purtroppo incapaci di rinnovarsi, i GDM indugiano in quello che hanno saputo fare meglio nella loro carriera, ma il tempo passa inesorabile e non dà tregua ad un genere che ha esaurito da tempo le proprie cartucce. Se fosse uscito nel 2000, l'avremmo salutato con tepore. Oggi no. 5/10

Tropical Fuck Storm - Braindrops (2019): Uno dei più inneggiati del 2019 è un pastone di art-psych-indie-pop. Stucchevole a più riprese, con velleità decisamente superiori al risultato finale che è fin troppo agrodolce. 5/10

Friction - Skin Deep (1982): Dopo un irresistibile primo album di art-punk-wave, i Friction passarono su major, raffinarono la loro tecnica e godettero di una migliore produzione, ma persero un po' della loro follia assestando il loro focus sul groove, verso un funk bianco spigoloso indipendente dai modelli britannici. Sempre esemplari (con un suono che per essere il 1982 era un lusso) ma in discesa. 6,5/10

sabato 21 marzo 2020

Post-Shazam #8 - Mental Hour Vol. 9 (1994) + Tedio Domenicale

A quel punto (direi estate 1994), le cose erano cambiate. L'imminente chiusura di Planet Rock ordinata dai vertici Rai, programmata per il 30 Settembre, aveva fatto saltare un po' il banco di tutto. A dir la verità non ricordo bene se la Mental Hour era stata soppressa oppure se aveva perso il mio interesse a causa di un eccessiva deriva house danzereccia. Sicuramente Dub Master Spillus non era più fra i compilatori delle mixtapes da un pezzo. Ed in ogni caso, la magia delle MH del 1993 era andata persa, irrimediabilmente. 
Nel frattempo, aveva fatto capolino fra i miei ascolti il leggendario Tedio Domenicale, una trasmissione incredibile che andava in onda la domenica sera alle 22 su Radio Gamma, un' emittente di zona dedita a programmazioni puramente commerciali. Non mi spiego come vi avesse trovato spazio un programma così surreale; il conduttore,  alquanto flemmatico e con un pesante accento locale, non dichiarava mai il suo nome. Non escludo che fosse sempre in preda a qualche fumo dopante, vista la lentezza con cui parlava e le lunghe pause (opportunamente coperte da sottofondi a tono, che andavano dalla muzak al collage vocale assurdo). Era fantastico, perchè trasmetteva musiche ultra-underground, con particolare attenzione all'industriale, all'ambientale più ruvido, al gotico più avanguardistico, con delle derive estremistiche (ad esempio i Gerogerigegege, di cui trasmise parti di Tokyo Anal Dynamite e di Endless Humiliation), il tutto sempre annunciato con introduzioni prolisse, incerte ed impastate, che terminavano spesso con un "Auguri". Impagabile. 
Purtroppo di quelle gloriose puntate non ho conservato nulla se non soltanto un paio di frammenti interlocutori (memorabili già allora per le mie orecchie acerbe) e le tracce di mio interesse, che giocoforza assunsero un ruolo predominante nelle mie Sony che della Mental Hour ormai conservavano soltanto il titolo, anche a causa dell'interruzione da Ottobre 1994 a Febbraio 1995, in cui Planet Rock fu spento. Per ciò, negli ultimi 5 volumi, dal n. 8 al n. 12, la fonte di maggior parte del materiale fu Tedio Domenicale, mentre le tracce estruse da Planet Rock furono esclusivamente messe in onda durante la programmazione "normale", quasi sempre per mano di Rupert e Mixo, di gran lunga i più avventurosi nella rosa dei conduttori.
E a causa di queste contingenze, anche le tracce non identificate di fatto si riducono quasi a zero. Già nei volumi #6 ed #8, dove non ero arrivato allora ci ha pensato Shazam a fornire le generalità.
Nel Vol. 9 le tracce di TD superano già in numero quelle di PR, e l'unica da taggare è la n. 3, questo affresco imponente di space music che scommetterei essere di pugno di una grande firma del genere.

Completavano la C-90 questi altri artisti: Aphex Twin, Throbbing Gristle, F.F.W.D., David Toop & Max Eastley, Ice, Global Communication, Brian Eno, Orb, Voice Of Eye, Jack Or Jive, Klangkrieg, Seefeel, Autechre, Mandible Chatter, Flying Saucer Attack e Micky Hart.

sabato 7 marzo 2020

Post-Shazam #7 - Mental Hour Vol. 7 Lato A+B (1994)


Lato A - Track #2 (2)
Un colpo di cassa scandito lascia spazio ad altri colpi irregolari. Avanza inesorabile un bordone di synth, è la premessa per qualcosa di techno-trance che però non arriva al dunque.


Lato A - Track #3 (3)

Accreditato ad Exquisite Corpse, che in realtà era l'autore della premessa di cui sopra. Qui siamo di fronte a ben altro e molto più artistico, un drammatico crescendo per piano, synth e battiti digitali inframezzato da un ritmo concitato e fratturato, a fasi alterne. Splendido.



Lato A - Track #6 (6)
Arie malsane e sinistre, allucinazioni figurative. Quasi dark-ambient.



Lato B - Track #2 (11)
Dovrebbero essere i Syllyk, con uno dei loro gorghi abissali, drumless e senza via d'uscita.



Lato B - Track #3 (12)
Contemplazione placida e meditativa, finalmente qualche squarcio di serenità, Due minuti scarsi di gran classe. 



Lato B - Track #5 (14)
Dovrebbe essere l'AntiGroup, e la robotizzazione sequenziale potrebbe confermarlo. Ha funzione da intro per qualcosa di ritmato, vista la vocazione del progetto di ex-Clock Dva dell'epoca.



Lato B - Track #8 (17)
Un minuto scarso di bordone inquietante e cori gregoriani misti sullo sfondo.



Lato B - Track #10 (19)
Mostri meccanizzati dalle voci profondissime.



Completavano la C-90 questi altri artisti: Drug Free America, Elie Choueiri, Tangerine Dream, Orb, Stephan Micus, Robert Leiner, Coil, Tuu, Contrastate, Dominator, Zen Paradox. 
Qui c'è il post originalmente apparso su TM#1, che fino a quando era possibile avere le statistiche di Mediafire aveva guadagnato n. 52 downloads.

Segue Vol. 9...

sabato 29 febbraio 2020

Scarti da TM #55

Stereolab - Mars Audiac Quintet (1994): Non mi dicevano nulla allora e continuo a restare indifferente ad uno dei gruppi più esaltati di quei tempi. Una formula che scopiazzava i ritmi dei Neu! in un contesto pop-zuccheroso, a tratti gradevole ma di una lunghezza sfiancante e con quel Farfisa persistente che dopo un po' diventa ottundente come il trapano del dentista. Croce sopra, definitivamente. 5/10

L'Uovo Di Colombo - L'Uovo Di Colombo (1973): File under: ciofeche dell'It-Prog che soltanto i più duri ed incalliti nostalgici possono (tentare di) rivalutare. Che poi anche solo dire Prog fa rabbrividire, per questo technic-hard-pop testosteronico, ruffiano e privo di qualsiasi sensibilità o emozione. Blah. 4/10

Lawrence Weiner ‎- Niets Aan Verloren ⁄ Nothing To Lose (1976): Assurdità della List, di quelle che voglio proprio esagerare. Artista visivo newyorkese, specializzato in installazioni a parete. Mezz'ora di parlato di lui ed una signorina olandese, con fare neutro e distaccato, con l'unico sottofondo di qualche nota di carillon. Eccessivo, decisamente. 4/10

75 Dollar Bill - Wooden Bag (2015): Tutti entusiasti per i 75DB, ma tutti, eh. Un duo per chitarra blues indefessa e lattina con sabbia a mo' di percussione. Uno sbrodolamento interminabile, che gira attorno ad un riff unico per ciascun pezzo (uno arriva a 15 minuti). Non capisco neanche come si faccia a tirare in ballo il Capitano. 5/10

Levinhurst ‎- Perfect Life (2004): Ho letto l'autobiografia del buon Lol e ho pensato, ma dai, sentiamo Levinhurst. Non pensavo che fosse in grado di combinare un orrore del genere: un synthpop becero e triviale, con l'aggravante della voce della sua signora, che dire insipida è farle un complimento. Ma darle la colpa sarebbe ingeneroso. Quanti danni che fanno i mariti, a volte.....4/10

Giles Corey - Hinterkaifeck EP (2013): Dan Barrett con un EP interlocutorio ma rivelatore, dopo un buon debutto ed un seguito debilitante. Un quarto d'ora di slow-folk ultra dolente e sconfortato, dall'approccio cosmico molto personale (e comunque ampiamente riconducibile agli HANL). Per completisti, comunque. 6,5/10

Eluvium ‎- Pianoworks (2019): Raccolta di compassate sonate per solo piano per Cooper, in un edizione che col secondo cd bonus comprende riletture del suo primo repertorio. Un ascolto gradevole ed impeccabile l'esecuzione, ma interlocutorio ai fini del suo percorso. Dire che ha fatto di meglio nella sua carriera è lapalissiano. 6,5/10

Damon Edge - The Wind Is Talking (1985): Non erano neanche il diavolo, i solisti di DE post-HC. Forse, immersi in una nebbia synth-goth androide allucinata e perversa, erano meglio dei coevi dei suoi Chrome, sempre più triti e ritriti. Certo, la monotonia un po' si fa sentire alla lunga ma l'effetto conturbante è garantito. 6,5/10

Mike Cooper & Machine Gun Co. - The Machine Gun Co. With Mike Cooper (1972): Quando ho letto su BU delle sue ristampe, speravo di aver trovato una gemma nascosta dei '70. Peccato, solo un onesto cantautore di folk/blues-rock di serie B. 6,5/10

Synergy - Cords (1978): Synth-library di grande effetto, forse alle orecchie degli americani. Qualche momento buono c'è, ma la prosopopea generale e l'enfasi gigantesca ridimensionano il risultato finale. 6/10

Mark Stewart - As the Veneer of Democracy Starts to Fade (1985): Sempre più proiettato verso un elettronica schizoide, MS si lasciava alle spalle i fasti semi-analogici del lustro precedente e si ciberneticizzava definitivamente. Ma così facendo perdeva l'impatto fisico del suo genio, facendo in modo che la sua voce non risaltasse. 6,5/10

Gino D'Eliso ‎- Ti Ricordi Vienna? (1977): Clamorosa svolta a svendersi di Gino, appena un anno dopo il bellissimo Il Mare. Cantilene raffinate ed eleganti ma eccessivamente stucchevoli, in pratica sarebbe stato pronto per Sanremo, con una verve disco-funky a tratti a dir poco irritante. 5/10

Comsat Angels - Waiting For A Miracle (1980): Piuttosto acerbi i primissimi CA, con un post-punk già abbondantemente superato come arrangiamenti (lo si confronti con Closer e ci sarà da impallidire, ad esempio) e poco ricco come songwriting. 6/10

Ryuichi Sakamoto ‎- Thousand Knives Of (1978): Il primo album di RS, uno sforzo di sfarzo elettronico e pompa magna, questo è quanto ci sento io. La stoffa e la classe sprecate in un vuoto, vacuo, autoindulgente stuolo di esercizi. 5,5/10

Gentle Giant - In A Glass House (1973): Il paradosso più grande del prog: una preparazione terrificante e il non saper condensare un disco con emozioni annesse. Una condanna che a fasi alterne ha condizionato questa grande band, capace di fare qualsiasi cosa. 6,5/10

Blue Oyster Cult - Tyranny and mutation (1973): Sofisticati quanto rotolanti, i BOC del secondo album perdevano quella genuinità che aveva reso speciale il debutto. E' un assortimento forse più potente ma meno espressivo, e con una produzione che danneggiava le dinamiche. 6/10

Nine Inch Nails - The Downward Spiral (1994): Cosa ci devo fare, non mi piace, non mi è mai piaciuto. Già all'epoca, vedevo il video di March Of The Pigs e pensavo, beh bello, però mi sa di falso, di costruito in provetta, non ha un granchè di genuino. Dopo 25 anni la penso uguale; è chiaro che mi sfugge qualcosa, perchè ha preso 8/9 da tutti. 6,5/10

Roger O'Donnell - Songs From The Silver Box (2008): Nessuna speranza. La musica di RO'D è un dispiego mellifluo e sonnolento a base di moog, ed in questo disco, con qualche voce femminile e qualche beat sintetico. Un dolce sprofondare nella noia più sconfinata. 5/10

Cat Power - Wanderer (2018): Il ritorno all'antica formula confidenziale è stata una bella sorpresa per Chan, dopo le sbornie pop&soul che l'hanno imbarbarita senza ritorno. Certo Wanderer è stato un buon tuffetto al cuore, ma gli anni passano e resta difficile eguagliare non solo le vette, ma anche solo gli stati d'animo. 6,5/10

E.A. Poe ‎- Generazioni (Storia Di Sempre) (1974): Serie "gruppi minori dell'it-prog", giustamente dimenticati anche se il loro unico disco non era proprio da buttare via. Buone le parti strumentali con un piglio quasi jazzato a tratti. Scarsissima la voce e i passaggi stucchevoli, fortunatamente ridotti. 6,5/10

Albert Marcœur ‎- Album À Colorier (1976): Caduta rispetto a quell'omonimo di due anni prima che l'ha fatto inserire nella NWW List. Niente di indecoroso per l'outsider jazz-freak francese, soltanto un po' di manierismo, mancanza di quelle trovate geniali ed una produzione meno incisiva. 6,5/10

Art Of Noise ‎- In No Sense¿ Nonsense! (1987): Certo non mancava loro l'inventiva e l'effervescenza. Un collage di electro-pop-soul in cui infilavano dentro di tutto (cori rinasimentali che finirono sulle Mental Hour, addirittura), per un disco davvero imprevedibile e fantasioso. Ma dio, quei suoni sono orribilmente datati e plasticati..... 6/10

Pallas - Arrive Alive (1981): Brit-Neo-Prog prima poco prima dei Marillion, ma con un piglio piuttosto hard-rock, tanto mellotron, qualche tamarrata di troppo, e qualche insopportabile svenevolezza pop. Tutto da buttare? No. Qualche passaggio alla Genesis fa vibrare, chitarrista e batterista davvero bravi. 6/10

sabato 22 febbraio 2020

Post-Shazam #6 - Mental Hour Vol. 5 Lato A+B (1994)


Lato A Track #1 (01)
Si apre con una serratissima house tutto pulsazioni, bandierine sulfuree e digestioni prolungate.


Lato A Track #2 (02)
Annunciato come pezzo dei Clock Dva. Atmosfera ultra-sinistra, drumless, glitches, voci in sottofondo, frasine di Rhodes, linee telefoniche, messaggi Morse, chi più ne aveva ne metteva.


Lato A Track #9 (09)
Foresta impenetrabile di cinguettii. Una mitragliata di bip. Poi arriva Rupert e le sue parole spiegano più di tanto altro: "Un marasma di onde strane che stanno arrivando....mamma mia....che lingua parlate?" Genio.


Lato A Track #10 (10)
Sembrerebbero veramente i Tangerine Dream degli anni d'oro, con un tema cosmico evocativo e fascinoso, moog in assolo e calde pulsazioni di organo. 

Lato B Track #1 (12)
Tre colpi regolari di bongo, su cui si staglia imperioso un coro femminile in stile quasi gregoriano.


Lato B Track #2 (13)
Mixtape quasi sicuro, con almeno 3 fonti diverse (mi ricorda Sabres Of Paradise). Un sonnolento motivo di synth con tappeto riverberato di percussioni umane e chiusura cyber.


Lato B Track #8 (19)
Poco più di un minuto. Nebulosa space con sibili robotici random e pulsazioni spettrali.


Lato B Track #10 (21)
Imponente loop di wall of sound sinfonico per due minuti, poi arriva un raddoppio irregolare di moog e si staglia dal sottofondo un ritmo tribale.


Lato B Track #11 (22)

Annunciato come traccia dei Sigillum S, il che potrebbe starci, dato che ci troviamo in un bagno esoterico bello fumigante, ai limiti del siderurgico. Resta il giallo del canto finale, quasi muezzinico, che mi chiedo da dove provenga.


Lato B Track #14 (25)

Giallo. In scaletta viene preannunciato a titolo di Miranda Sex Garden, ma non sono riuscito a reperire info su (eventuali) remix in chiave elettronica di uno dei loro madrigali vocali. Quindi mi limito a degustare questo straniante incrocio di mondi lontanissimi, che lievita quando il campo si apre e lascia i bassi a terra.


Lato B Track #15 (26)
Sigla finale con bubbone space e partenza house-pompa-cassa, solo trenta secondi prima che il nastro cambi colore, da marrone a trasparente e fine del volume.

Completavano la C-90 questi altri artisti: Neu!, Scorn, Orb, Aphex Twin, Klaus Schulze, Tangerine Dream, Cabaret Voltaire, Outoff Body Experience, Sheila Chandra, Dreamfish.
Qui c'è il post originalmente apparso su TM#1, che fino a quando era possibile avere le statistiche di Mediafire aveva guadagnato n. 56 downloads.

Segue Vol. 7...

sabato 1 febbraio 2020

Post-Shazam #5 - Mental Hour Vol. 4 Lato A+B (1993)

Lato A - Track #2 (2)
Annunciato come pezzo di Meredith Monk prima della diffusione, giurerei che in realtà si tratta di un mixtape che contiene sì una contorsione vocale della famosa cantante sperimentale, ma innestata su una tessitura ambient-trance-techno tipica del periodo.

Lato A - Track #4 (4)
Apertura corale quasi androide, poi parte una ritmica squisitamente trip-hop, con clangori sintetici ed una progressione armonica ossessiva. Sembra dei Kraftwerk nel Bronx. Eccellente. 

Lato B - Track #7 (19)
Due minuti e mezzo di pastone cyber-ambient impenetrabile. Non mi stupirei se fosse un mix-tape frutto di almeno 3 fonti diverse. Straniante.

Lato B - Track #8 (20)
Trenta secondi di tremebonde folate galattiche, da mettere quasi paura. Poi un loop vocale robotico. Alla fine, qualche secondo di Gennaro Iannuccilli che fa lo scemo imitando la voce di un robot.

Lato B - Track #9 (21)
Annunciato come pezzo degli Psychick Warrios Ov Gaia, ma non rilevato da Shazam. In effetti l'imprinting è indiscutibilmente quello, anche se in chiave drumless. Sembrerebbe infatti un'intro alla famosa Obsidian, vista la ricorrenza del tema iniziale.

Lato B - Track #12 (24)
Pompa-cassa con tema principale un respiro/fiatone ben a tempo. A metà fanno capolino le nebulose gorgoglianti di synth flangerizzate.

Lato B - Track #13 (25)
La traccia precedente si fonde in un maelstrom tipicamente rave, in fading finale forse per il sopraggiungere della mezzanotte. Ed è anche la fine della Sony HF.



Completavano la C-90 questi altri artisti: Future Sound Of London, Plaid, AFX, Discordian Popes, Kingdom Come, Tangerine Dream, Orb, System 7, Optic Eye, Aphex Twin, Psychick Warriors Ov Gaia, Clock Dva e Miranda Sex Garden.
Qui c'è il post originalmente apparso su TM#1, che fino a quando era possibile avere le statistiche di Mediafire aveva guadagnato n. 54 downloads.

Segue Vol. 5...